Momento di dibattito e confronto all’assemblea 2018 di Confederazione nazionale artigiani a Catania, puntata sulle piccole e medie imprese e il loro complesso rapporto con le istituzioni. Dopo i saluti di rito di Davide Trovato, vicepresidente con delega ai rapporti con la pubblica amministrazione, il presidente provinciale, Floriana Franceschini (nella foto), ha evidenziato l’esigenza «di essere una volta tanto fiduciosi verso i rappresentanti istituzionali, perché è venuto il momento di costruire un habitat favorevole alle imprese». Per la Franceschini, «la crisi ormai è profondamente strutturale, all’interno del sistema, tanto che le imprese che resistono diventano “portatrici sane” di crisi, che comunque è sempre presente».

Nella sua relazione annuale, il segretario provinciale, Andrea Milazzo, ha sottolineato come, in un quadro miracolosamente in leggera ripresa, «purtroppo le note dolenti arrivino ancora dal comparto dell’artigianato. In Sicilia nel 2017 si sono perse 808 imprese e i primi due trimestri del 2018 registrano un calo di altre 828. Anche a Catania il dato è negativo, con un arretramento dello 0,6%. Quello che più colpisce è che nella nostra provincia il saldo delle imprese artigiane è negativo da 10 anni. In tale scenario, il triennio di crescita consecutiva ci appare allora un risultato inaspettato, dovuto quasi esclusivamente al privato. Se il mondo produttivo ha fatto la sua parte, non possiamo dire lo stesso del pubblico. Il crollo degli investimenti pubblici e la mancata ripresa dei consumi delle amministrazioni rappresentano una concreta minaccia di una nuova frenata e del declino sociale e demografico dell’Isola».

Durante la tavola rotonda “Imprese e Istituzioni insieme per lo sviluppo”, moderata dal giornalista Andrea Lodato, la Franceschini, dando il via al dibattito, ha fortemente ribadito «quanto pesi sulle aziende sia la pressione fiscale, con 252 giorni di lavori necessari solo per pagare le tasse, alcune assurde come Imu e Tari, spesso pagata due volte».

 

Angela Foti, esponente pentastellata, nonché vice presidente della Commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale, ha puntato la sua attenzione sul credito «una delle principali zavorre per chi produce. Si deve decidere se le banche con i fondi Bei debbano comprare titoli e fare finanza virtuale o aiutare le piccole e medie imprese».

L’europarlamentare del Partito democratico Michela Giuffrida ha dal canto suo operato dei necessari distinguo, notando come, «a fronte di 5,1 miliardi di euro che l’Europa ha destinato alla Sicilia per il periodo 2014-2020, ne siano stati spesi appena 39 milioni. Soldi che sarebbero utilissimi per creare occupazione e sviluppo e che restano scandalosamente inutilizzati, anche perché talvolta manca la progettualità». Anche la Giuffrida ha evidenziato il problema del rapporto imprese-banche, sottolineando come «l’accesso al credito resti difficilissimo».

Fiducioso l’intervento del presidente di Cna Sicilia, Sebastiano Battiato, a lungo presidente provinciale etneo. Per Battiato, «Cna Catania è una realtà che continua a godere di buona salute, con una gestione moderna e dinamica che la pone fra le associazioni più attive del Sud Italia». Battiato ha altresì chiesto alle istituzioni presenti la sospensione dei tributi per tutte le imprese colpite dai recenti nubifragi in Sicilia orientale.

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