VIAGRANDE. Nel cuore della tenebra, rischiarata solo da un luminoso quadrato di piume: transito per l’umanità.

L’impianto scenico della “Seconda meditazione su Caino e Abele – Come le ali”, lo spettacolo (pensato insieme a Nello Calabrò) del coreografo e regista Roberto Zappalà, impone immediatamente la sua tensione-redenzione: la possibilità di sentirsi in armonia con ogni creatura. E’ l’ulteriore tassello del progetto “Transiti Humanitatis”, che si chiuderà il prossimo luglio con “Liederduett (due episodi su Caino e Abele)” per quattro danzatori, pianoforte e controtenore, al Festival Bolzano Danza/Tanz Bozen, che ha co-prodotto lo spettacolo.

Questa seconda meditazione insegue l’utopia della convivenza lungo sei quadri – una sorta di climax tematico ascendente – in cui i solisti, Adriano Coletta e Filippo Domini (nella foto) , danzano a partire dal delitto fratricida: ovvero ciò che avevamo indicato come il “grado zero” della violenza.

E nello spazio performativo dei “Viagrande Studios” riecheggia ancora, per sfumare poco a poco, assorbito dall’accecante e puro splendore delle piume, il rigurgito di quella folla urlante.

E’ una negazione per sottrazione che soggiace al primo quadro, il più corrusco. E’ una preparazione per affrancarsi dal piano meramente brutale dell’esistenza. Perché ognuno di loro “vorrebbe bruciare tutti i ponti alle spalle”, come canta Scott Walker che fa da sfondo musicale.

Il secondo quadro – o della quiete – è la narrazione di un assetto di volo solo vagheggiato e le sonorità ridondanti di Sunn O))) &Boris, sulla cui drone doom i corpi si avviluppano, emanano un’atmosfera che pare preludere alla speranza ma, allo stesso tempo si connota distopica, plumbea, quasi angosciata. E’ una rarefazione purgatoriale che si riverbera già nel successivo movimento: qui i corpi appaiono sinuosi, immersi in un lucore lisergico e rarefatto. E’ il continuum di una improvvisazione che rende ogni gesto fluttuante.

E’ proprio qui che si consolida l’assunto di partenza, il momento topico in cui il ring della prima meditazione si trasforma in spazio trascendente, restituendo una armonia da cui sgorgano tenere movenze sul denso e sensuale tappeto sonoro dei Gothan Project. Ecco allora il senso di “Come le ali”: dove era la lotta, lo scontro, il locus in cui agivano le pulsioni violente ora è condivisione, perimetro di pace: comune, umano, denominatore.

Così nei due conclusivi momenti – sostanziati dalle tessiture sonore di Schubert, Brahms e (ancora) Scott Walker – l’affiatamento appare perseguibile, anzi attuato, sono gli stessi danzatori con un breve, sussurrato inciso ad evocare figure simbionti: crostacei e balene, l’onda e la sua molecola d’acqua. Ancora una volta i progetti del duo Calabrò-Zappalà colgono nel segno, le suggestioni drammatiche e drammaturgiche del primo incontrandosi con le coreografie del secondo ed impegnano chi guarda ad una presa di coscienza che è estetica ed etica perché condividere è pure smarrirsi circondati dal silenzio: lì dove solo le parole diventano corpi e viceversa.

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