Un serpentone che dalla Prefettura ha raggiunto via di Sangiuliano, accompagnato da un grido solo: «Lavoro! Lavoro! Lavoro!». Ad aprirlo un cereo costruito con un’impalcatura edile e le bandiere del sindacato per ornamento floreale.

La marcia dei “cappelli di carta” si è svolta così. I lavoratori delle costruzioni di Cgil, Cisl e Uil, con le federazioni di categoria Fillea, Filca e Feneal hanno manifestato perché si sblocchino i cantieri, per far ripartire il lavoro utile e per la legalità in provincia di Catania. Una occupazione di fatto di una strada simbolo di Catania, utilizzata come tribuna, dove i lavoratori si sono seduti in fila e hanno poi percorso sotto un lungo striscione da stadio: “L’industria edile è il motore del Paese”.cappellidicarta

Una delegazione di lavoratori e di loro rappresentanti ha consegnato poi un documento in Prefettura.

Nel documento, i sindacati hanno elencato dalle piccole alle grandi opere pubbliche, progetti che potrebbero partire ma sono bloccati dalla burocrazia, o come quegli strumenti urbanistici che giacciono nei cassetti o nei consigli comunali in attesa di essere discussi.

“Chiediamo subito l’apertura di una unità di crisi straordinaria per l’edilizia – hanno detto con una voce i segretari generali provinciali Villari (Cgil), Rotolo (Cisl) e Mattone (Uil), con quelli della federazione delle costruzioni Longo (Fillea), Turrisi (Filca) e De Martino (Feneal) – che come primo atto convochi tutti i soggetti appaltanti e i centri di spesa per avere chiarezza dei progetti da poter sbloccare subito e delle fonti di risorse immediatamente spendibili”.

“La manifestazione – hanno aggiunto – è significativa e dimostra che il sindacato chiede di partire dal lavoro produttivo. Chiediamo a tutti i governi, dai locali ai nazionali, di assumersi la responsabilità delle condizioni in cui versano i territori meridionali, e Catania nel suo specifico, per il crollo del settore, prendere atto delle conseguenze economiche e sociali vissute dal nostro territorio, e agire di conseguenza, altrimenti farebbero bene a rimettere ciascuno il proprio mandato”.

 

 

Leave a comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato.