La Fortuna bisogna meritarsela. Quel briciolo di polvere, quel pizzico, quel cespuglio d’erba o quella punta di scarpa chiodata che fanno la differenza. La Dea bendata che pare che colpisca a casaccio e invece sa dove andare guidata dall’olfatto e dai sensi.

La Fortuna quest’anno il Catania non se l’è proprio meritata per questo sciagurato campionato e le ancor più disgraziate scelte estive che hanno smontato l’ingranaggio perfetto lasciando al suo posto un motore in avaria.

Lo si è visto al “Friuli” dove perfino gli skytelecronisti hanno contato due- tre – cinque sei occasioni da gol per i rossazzurri, limpide e costruite con manovre. Ebbene, a tutte si è opposto Scuffet Simone, nato a Udine il 31-5-1996, l’anno in cui l’Italia vinceva i mondiali. Anni 17. Scuffet fa il portiere e i  numeri uno sono pagati per parare. Ma una volta che fosse una, per un pelo o per non esserci potuto arrivare nonostante il colpo di reni, non c’è stata. E il Catania incassa la….meglio non contarle sconfitta e rimane ultimo e umiliato.

L’elenco delle prodezze del giovane è lungo ma merita. Al 10’ replica in tuffo a una stangata di Plasil Jaroslav che scheggia la traversa; quattro minuti dopo si butta sui piedi del Plasil medesimo.

Ma completa il suo capolavoro nella ripresa: un sinistro di Monzon, una sciabolata di Lodi all’angolino, un colpo di testa di Bergessio ben assestato alzato sopra la traversa, una uscita in mischia che confonde il fragile Barrientos.  Quante sono ?

Perché il Catania ha premuto sì, e stavolta tirato abbondantemente. Ma tra i pali c’è il portiere pagato per parare. E allora bisogna inventare l’azione dove lo Scuffet non può farci niente, e il Catania non l’ha saputo fare fermandosi sempre al limite dell’area, dove un disperato Bergessio chiedeva triangolazioni per entrare da solo area o lanciare un compagno, soddisfazione negata.

Sarebbe bastato prendere esempio dall’Udinese. Un’azione lineare, tre tocchi e un gol. Fernandez che libera Pereyra sulla destra che al volo di mezz’altezza scavalca la difesa e Di Ntale Totò che s’inginocchia per deviare di testa nella rete sguarnita come al solito. Secondo tempo, minuto 22. La classica manovra con cui nelle ultime tre stagioni il Catania di Gomez e del Barrientos andato avvolgeva gli avversari e chiudeva quei conti che oramai non tornano più.

Nell’immagina, Rinaudo, tra i più positivi,  in azione.

rinaudo

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