Catturato dalla Squadra mobile uno dei latitanti più pericolosi in circolazione: Prospero Alessandro Censabella, di 42 anni (nella foto), detto “’u scienziatu”. Deve scontare la pena di anni tredici mesi sette di reclusione per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, e spaccio di sostanze stupefacenti, sentenza di condanna del 18.10.2013 divenuta definitiva a seguito della pronuncia della Corte Suprema di Cassazione.       CENSABELLA

Censabella, figlio di Arturo, è considerato elemento di rango apicale del disciolto clan “’a Savasta”. Era stato tratto in arresto nell’ambito delle operazioni ”Game Over” del novembre 2001 nei confronti di numerosi esponenti del clan Sciuto “Tigna” ritenuti responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni e rapine, ed “Ouverture”, quando vennero arrestate 84 persone ritenute responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, e spaccio di sostanze stupefacenti ed altri reati.

Per stanarlo i poliziotti hanno avviato una complessa operazione di accerchiamento, vista la caratura del personaggio, che ha toccato il suo culmine all’alba di giovedì, quando il latitante  ha fatto rientro nella sua abitazione a San Cristoforo.

Gli agenti della “Catturandi” sono entrati in azione, “cinturando” preventivamente la zona.

L’intervento si è rivelato particolarmente difficile perchè, dopo avere fatto ingresso nel portone dello stabile, hanno trovato il corridoio che conduce nel cortile dell’appartamento chiuso da un pesante portone in ferro (altra foto).

Ma le sorprese non sono finite lì: dopo essere riusciti a superare l’ostacolo, si sono accorti che Censabella ha tentato di sottrarsi alla cattura lanciandosi da un balcone al primo piano sul retro dello stabile, da un’altezza di 5 metri, è stato bloccato da un equipaggio. Ma oramai era finita: prima è stato accompagnato al Pronto soccorso dell’Ospedale “Cannizzaro”, dove i medici hanno riscontrato un trauma distorsivo alla caviglia sinistra, e poi trasferito nel carcere di Piazza Lanza.

nascondiglio

 

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