La situazione dei Consorzi di bonifica siciliani è giunta al collasso a causa di una politica assente e poco attenta alle reali esigenze dell’agricoltura, il maggiore volano economico della Sicilia. Gli incendi e i cambiamenti climatici in corso impongono una strategia di recupero ambientale, con la tutela e la corretta gestione dei corsi d’acqua. È la denuncia della Fai Cisl siciliana che, per affrontare i temi della situazione generale dei Consorzi di Bonifica, della loro riforma e dell’articolo 8 della legge regionale, riunisce i rappresentanti sindacali aziendali, mercoledì 13, nella sede Cisl di Enna, in piazza San Sebastiano n. 25.

 A Catania, il Consorzio di bonifica n. 9 è il più vasto della Sicilia e, con il consorzio di Caltagirone, arriva tra i primi in Italia: ha un comprensorio di 365mila ettari; una superficie irrigabile di 48.579 ettari; una rete irrigua sviluppata per 2.032 chilometri; 42 settori irrigui.

 «La bonifica rappresenta condizione primaria e necessaria per il mantenimento dell’agricoltura – afferma Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl etnea – un importante comparto che riesce ancora oggi a essere protagonista nella vita sociale ed economica della provincia di Catania».

«Ma in Sicilia – aggiunge – più del 70% del territorio è a rischio idrogeologico e, con i cambiamenti climatici in corso, ormai non è più rinviabile una politica mirata al recupero e salvaguardia ambientale e alla corretta gestione dei corsi d’acqua, visto il cambiamento climatico. La Fai Cisl, attraverso i suoi rappresentanti regionali e territoriali ha più volte denunciato quanto stava per accadere e si è sempre fatta promotrice di soluzioni che potessero ridare il giusto slancio ai Consorzi di bonifica, che oramai sono rimasti gli ultimi enti per la difesa del territorio».

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