Di Corrado Lauretta

 

Siccome in questo frangente non so e manco posso sognare che cosa fare né dove andare a parare né che pesci pigliare, nella Giornata Mondiale dei Libri – e dopo aver navigato per siti giornalistici nazionali e locali nonché vari blog letterari cosiddetti autorevoli che a man bassa redigono classifiche dei libri preferiti dai lettori italiani ormai praticamente agli arresti domiciliari da lockdown da oltre due mesi – ho scoperto un po’ dappertutto (ma alla rinfusa, beninteso) che, gira e rigira, le preferenze dei lettori (pochi) s’incentrano sul solito manipolo d’autori triti e ritriti e quindi cosiddetti classici: si va insomma dall’osannato Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez (nulla da ridire: ho d’altronde una figlia quasi trentasettenne di nome Remedios, e questo dovrebbe forse far balenare quanto ho amato libro e autore), all’immancabile Camus della “Peste”, all’Umberto Eco del “Nome della rosa” sino addirittura a “Cuore” di De Amicis e al Manzoni dei “Promessi sposi” ( che palle voluttuose!) passando dalle strepitose “Memorie di Adriano” della Yourcenar al bellissimo   “Cecità di Saramago”, ma c’è pure chi mette in classifica (udite! udite!) il Fabrizio Corona (quando il destino è nel cognome, eh?) con le Sue-di-lui prigioni e…

Per cui adesso – tanto per pigliare una boccata d’aria nuova – vorrei proporre ai lettori un manipolo di testi misconosciuti (benché d’autori di talento) e/o d’alcuni scrittori praticamente ritenuti di serie B ma che hanno forse tanto da dire sulla pandemia che non è esclusivamente d’origine virale, giacché c’è anche quella – forse immedicabile – d’origine psicologica e proditoriamente propalata dalla propaganda dei giornaloni e dagli interessi inconfessabili dei prenditori e prebendari e di quei pochi tirannucoli da nulla che per caso detengono il potere – allevatori di cavilli per lo più  – e che troppo spesso s’è rivelata (e si sta rivelando tuttora) gente da poco casualmente in posizione di comando – ma che tuttavia ha potere di libertà e di vita e di morte sull’umanità e finanche sulla natura, come se sul serio lo Spirito dell’Uomo avesse giocato a dadi nel fare quel mondo che solo essi – con vergognosi stipendi a 5-6 zeri e poltrona assicurata sotto al culdesac –  intendono e vedono e regolano a piacimento e… vabbe’!
Vorrei dunque di nuovo ribadire che i libri  che intendo sottoporre all’attenzione dei lettori non sono “i soliti” attualmente sciorinati e osannati dalla stampa cartacea in coma e dal web: cioè quelli noti, letti e riletti e già ben conosciuti dal lettore medio, ma quelli che – ho notato – non sono stati forse mai presi in considerazione dai critici letterari di professione (?), e che mi piace dedicare giusto ai tirannucoli da strapazzo di cui sopra che vanno avanti – alla faccia dell’ Unità d’Italia – a botte di decretini incomprensibili e contraddittori – specie quelli governativi, seguiti a ruota da quelli dei venti presidenti regionali e dai circa ottomila sindaci italiani – e poi a quegli altri componenti delle varie task “forse”, ché poverini – da meri venditori di telefonini – probabilmente non hanno colpe – voglio sottolinearlo – giacché sono stati messi lì senza che nessuno abbia loro spiegato bene prima come si fa, e sono tanti, ah!…
M’impegno pure – in caso di querele – a dichiarami sinceramente colpevole chiedendo contestualmente alla Corte di condannarmi al 41Bis poiché forse solo così – in Bonafede insomma – forse uscirò prima
1° Libro – La Presa di Potere dei Microcefali (Bompiani & C.- !969),  di Christiane Rochefort,  che mi piace dedicare a Conte (voglio sperare forse suo proprio malgrado),  Giggino-a-Soreta e al M5S, agli aperitivi di Sala e Zingaretti, e poi a Speranza che non dà speranze e a tutto il governo,(compreso il beghino fiorentino  di Italia in Coma), e poi pure all’ opposizione tutta (tranne il cazzaro verde che non sa leggere) e, in particolare, al Governatore (?) siciliano Musumeci nonché allo smanioso sindaco messinese Cateno De Luca che continua a sciaguattare imperturbabile tra droni e ordinanze cervellotiche, e infine pure al suo omonimo pugliese col lanciafiamme incorporato… del quale romanzo alienante di cui sopra non voglio però anticipare nulla, ché insomma il titolo mi pare già ampiamente esaustivo.
2° Libro – Il Giorno dei Trifidi (1951), capolavoro del misconosciuto (dai profani) John Wyndham, che dedico – oltre a tutti gli altri di cui sopra – in particolare ai Fontana e ai  Gallera lombardi, ma che tutti i ricoverati nelle case di riposo eterno e gli aficionados loro malgrado delle Rsa dovrebbero leggere. Trama: una (forse) cometa tinge di sera il cielo di verdi scintille fantasmagoriche che l’indomani accecano tutti coloro che le hanno guardate. Tra i pochi che si salvano dalla cecità c’è il protagonista, il biologo londinese Bill Masen, addetto alla coltivazione della sconosciuta specie dei trifidi, fortunatamente ricoverato in ospedale e bendato giacché accecato proprio dal veleno dei trifidi, arbusti probabilmente alieni, capaci di sfilarsi dalla terra e camminare colle proprie radici nonché provvisti di pungiglioni velenosi e spesso mortali che si riveleranno piante antropofaghe tanto intelligenti e consapevoli da imbastire una caccia spietata ai danni dei poveri ciechi londinesi.
3° Libro – Le Bugie della Scienza, di Federico Di Trocchio (Mondadori, 2001), testo che narra dell’intreccio di truffe, bufale, plagi e autentici latrocini dei cosiddetti scienziati, spesso cretini esaltati e/o delinquenti conclamati e addirittura premi Nobel, che dedico all’ Oms, all’ Iss e agli esperti vari e, in particolare, a quel grande sapientone della task ” forse”   Vittorio Colao, che il Fatto Quotidiano l’altro giorno ha nomato “carabiniere dentro” ma che pare lo sia pure fuori avendo proposto a Conte (che grazieadio l’ha però stoppato) di voler mettere dentro i  lavoratori ultrasessantenni in fase 2, come se la vecchiaia fosse solo una mera somma d’anni e non nell’aver tradito le speranze e le sfide della giovinezza per adeguarsi al volere di uno che non sa manco dove sta di casa, che vorrebbe sospendere a piacimento la Costituzione già colpevolmente sospesa a forza di decretini vari smuovendo solo le ganasce, che forse bene non sa che farsene della vita e che dunque indossa una divisa (dentro) presumendo così di detenere il potere fuori… visto anche che lui suppone d’avere ancora tempo: i 60 anni li compirà infatti il 3 ottobre 2021, per cui lui ha 58anni e mezzo, ma nel frattempo . a quanto pare – si sente sicuro d’essere momentaneamente immortale come se la morte guardasse la carta d’identità, mah!
Vorrei però chiarire che, per quel che riguarda la mia schiatta, dico tutto questo forse solo perché le mie sfide e speranze della giovinezza (che pur se n’è già andata quasi senza parere pei caxi suoi già da un bel pezzo, ma solo quella anagrafica) erano e sono tuttora quelle di voler essere libero e felice… specie di mettere in cattiva luce certi professoroni, e sia pure solo colla penna o la tastiera cinese da 8 euro che non ha la U accentata per cui uso l’apostrofo, sperando che presto o tardi ci sia una nuova Norimberga per certa task forse da strapazzo.
4° Libro  La Via del Tabacco (1932), di Erskine Caldwell. Narra tra il comico e il grottesco i drammi della povertà dei coltivatori – senza semi né concime né soldi – delle campagne degli stati americani del sud durante la Grande Depressione. La storia è ambientata in Georgia ed ha come protagonisti i membri della famiglia Lester caduti in miseria che, per mitigare i morsi della fame, hanno bisogno del tabacco, la pianta dalla quale traggono le energie per non farsi vincere dalle forze del loro dolore, pianta che però non cresce piu’ e che pure dà nome alla zona ove vivono.
Con Il Piccolo Campo (altro libro da leggere ragazzi!), La Via del Tabacco è stato uno dei piu’ famosi romanzi del secolo scorso, che spiazzò un po’ tutti e che spostò la percezione e la consapevolezza dei lettori verso risvolti insondati del Grande Sogno Americano, descrivendo con infinita tenerezza l’altra faccia della medaglia a stelle e strisce e rivelò a milioni di persone il genio letterario e il talento crudo, spietato, astuto e dolce di Erskine Caldwell (1903-1987) un autore tutto intriso d’un umorismo così paradossale da parere eversore e blasfemo tanto da incappare coi suoi ritratti surreali nell’inquisitoria e bigotta censura americana..
(Tornando tra parentesi alle presunte virtù del tabacco, la sera del 22 aprile verso le 22,30 ho putacaso letto su Repubblica.it la notizia a tutte colonne d’una ricerca scientifica francese secondo la quale la nicotina contenuta nelle sigarette avrebbe in qualche modo schermato i polmoni aiutando a guarire parecchi ricoverati positivi al coronavirus, notizia che il 23 aprile di mattina è sparita per ricomparire poi nel tardo pomeriggio (rimpicciolita nel format) sempre nel medesimo quotidiano (ormai targato Fca) con la contro-replica allarmata dei sanitari italiani che avvertono i fumatori di prendere tale notizia colle pinze, poiché ancora non c’è alcuna evidenza scientifica, e che il tabacco è pur sempre considerato altamente pericoloso per la salute, anche se in Francia si starebbero tentando cure sperimentali con cerotti alla nicotina… per vedere l’effetto che fa..).
( Sempre tra parentesi e per quanti tuttavia ancora fumano aggiungo en passant che l’ Antitrust il mese scorso circa ha denunciato che la vendita esclusivamente nei tabacchini delle cartine per rollare il tabacco è illegittima, perché contraria alla libera circolazione delle merci nell’Ue, e che quindi dev’essere nuovamente liberalizzata in quanto non è un prodotto di Monopolio; e secondo me ha fatto bene perché ne compravo anche 5 pacchetti a 1 euro presso i cinesi che – lo giuro – mi facevano sempre lo scontrino – mentre oggi al tabacchino ne compro un pacchetto a 80 cents (cioè coll’aumento del circa 400% benché l’aumento imposto dallo Stato sia senon erro di circa 3 centesimi a pacchetto) e senza mai aver avuto uno-dico-uno scontrino e senza mai aver letto di qualche fiamma gialla che putacaso abbia elevato una-multa-una a quest’autentica lobby borbonica che sempre senza battere cassa vende di tutto, dalle caramelline ai bomboloni ai regalini e alle fafajane volantii eccetera, né ho mai sentito di controlli anti lavoro-in-nero di truppe di vigili+agenti+Cc+Asp – impegnate a quanto pare solo a setacciare bottegucce sull’orlo del collasso – che siano andate a verificare chi sta a vendere dietro il bancone pseudo-monopolizzato e dove invece io spesso vedo il proprietario, poi la moglie, poi il figlio o la figlia e finanche la suocera o il genero eccetera, a dimostrazione che il tabacco a qualcuno sul serio fa bene.)
5° Libro – Il Dio dell’Ebrezza (Stile libero 1998), di Elémire Zolla (1926-2002): è un saggio che vorrei dedicare al M5S che nel primo decalogo programmatico che m’ha scippato il voto aveva il No Tav, No Tap, No Trivelle, No Ue, No destra né Sinistra eccetera, e poi Sì liberalizzazione delle droghe leggere (marijuana e derivati) per colpire la mafia al cuore economico senza però aver mantenuta una-dico-una sola promessa. Dirò quindi solo che questo saggio di Zolla, uno dei piu’ competenti scrittori sciamanici che abbia avuto la fortuna di conoscere, è un’antologia dei moderni dionisiaci che in sintesi pone una semplice domanda – E’ possibile un’interpretazione delle droghe priva di sensazionalismo manicheo?– E di una risposta-avvertenza dell’autore (in copertina): La storia intima dell’uomo è fondata sulla successione degli stupefacenti.
 
6° Libro – The Dome (Sperling e Kupfer, 2009), di Stephen King (nell’immagine)  . Di certo vi sarà capitata tra le mani una di quelle cupolette di vetro con per esempio dentro un presepe e la neve finta…La stessa cupola, ma immensa e reale, un bel mattino d’autunno cala sulla cittadina di Chester’s Mile, nel Maine. Risultato: chi è dentro non può uscire; chi sta fuori non può entrare; mentre la cupola – trasparente ma tangibile – resiste a qualsiasi tentativo di perforazione, e nemmeno ordigni nucleari la scalfiscono; e nessuno sa da dove viene né di che cosa è fatta. Alla barriera invisibile e inespugnabile se ne aggiunge molto presto un’altra, come sta capitando da noi al tempo del coronavirus: quella che divide la gente perbene dalle teste di caxo per caso in posizione di comando e che hanno pure parecchio da nascondere e che quindi sono felici, nella loro megalomania, dell’isolamento che accresce il proprio velleitario e grottesco potere personale.
 
Doveroso Quesito: (per esempio nella nostra povera Messina) a quale fanfarone sta giovando il virus, ah?
7° Libro – Il Problema dei Tre Corpi (2006), (Oscar Mondadori, 2017), di Liu Cixin. L’imperante malvagità umana e in ispecie dei prenditori ricchi – che per essere veramente tali devono allargare la forbice tra i poveri… che necessariamente devono essere piu’ poveri e dunque schiavi (sennò non ci sarebbe gusto, nevvero? – induce una scienziata a chiedere aiuto agli alieni, sperando ch’essi siano evoluti e pacifisti, ma… Ecco che arriva dalla Cina uno strepitoso romanzo fantascientifico che ha fatto guadagnare, per la prima volta a un asiatico, il Premio Hugo.
Tratto dal risvolto di copertinaNella Cina della Rivoluzione culturale, un progetto militare segreto invia segnali nello spazio cercando di contattare intelligenze aliene. E ci riesce: il messaggio viene captato dal pianeta sbagliato, Trisolaris, l’unico superstite di un sistema orbitante attorno a tre soli, dominato da forze di gravitazione caotiche e imprevedibili (…) E’ quello che i fisici chiamano “problema dei tre corpi”, e i trisoliariani sanno che il loro destino, prima o poi, sarà di sprofondare nella superficie rovente di uno dei tre soli. A meno di non trovare una nuova casa. Un pianeta abitabile, proprio come il nostro. Trisolaris pianifica quindi un’invasione della Terra. (…) Nel frattempo l’umanità si divide: come accogliere i visitatori dallo spazio? Combattere gli invasori a aiutarli a far piazza pulita di un mondo irrimediabilmente corrotto, oppure…?
8° Libro – Mai Toccato da Mani Umane (1954), di  Robert Sheckley, (Mondadori, Urania; prima edizione 1962, ultima edizione Collezione Urania Mondadori 2003)), Ecco a voi ragazzi un’autentica tempesta di spiazzanti racconti sf paradossali e satirici, sconcertanti, divertentissimi e giammai banali, tra i quali s’intravedono incidentalmente tizi che imperano attualmente qui da noi in tempi di pandemia, con succosa introduzione (edizione 2003) di Bebo Storti.
 
9° Libro – Alcune Ragioni per Sopprimere la Libertà di Stampa , di Vincenzo Zeno-Zencovich  (Laterza, 1995). Nei brutti tempi da pandemia che attualmente corrono con certi Feltri variegatamente ‘mbriachelli e probabilmente arteriosclerotici per i quali i meridionali sarebbero inferiori rispetto a lui e a quelli della sua risma, mi sembra quasi d’obbligo rispolverate questo pamphlet sempreverde di Zeno-Zencovich, secondo il quale l’unica notizia autentica riportata dai giornali (salvo errori) è il necrologio… mentre tutto il resto sarebbe nient’altro che fiction, ovvero il trucco di un’azienda privata con fini di lucro che a differenza di tutte le altre imprese non ha alcuna responsabilità su ciò che di falso e/o tendenzioso propina ai consumatori, il tutto in nome d’una presunta libertà di stampa foraggiata peraltro da prebende di Stato. Sicché l’Autore bolla come palazzinari dell’informazione (o venditori d’auto come gli Agnelli, vedi il nuovo proprietario di Repubblica, ndr) quanti spianano con le ruspe ogni limite alla stupidità, all’ignoranza, alla volgarità, alla violenza, riversando colate di carta patinata, inchieste sensazionali, televisione-verità, supplementi illustrati, giochi a premi, ragazzotte analfabete e scosciate, inviati sgrammaticati e maleducati… Insomma, così come la guerra è troppo importante da essere lasciata ai generali – l’Autore cita James O’Neil, giudice americano – così la libertà di stampa è troppo importante da essere lasciata ai professionisti della vendita di notizie.
 
Ma chi sono ‘sti professionisti? Be’ ragazzi, sentite Zeno-Zencovich: … E’ lecito dubitare che molti di quanti compaiono sul teleschermo abbiano mai preso in mano una penna, se non per firmare assegni bancari, quanto ai libri, il loro uso piu’ probabile per parecchi appare quello di fermacarte. E senza bisogno di ricorrere a caustiche considerazioni di costume, basti pensare alla ressa di grafici, fotografi e cineoperatori per ottenere l’agognato tesserino di giornalista professionista. Tutto sommato ciò risponde a un sostanziale segno di equità: perché concederlo a signori dalla loquela avvinazzata e negarlo all’onesto paparazzo?. L’Autore riattacca poi a tutto spiano, naturalmente con ironia : E’ giunta ormai l’ora di sopprimere la libertà di stampa, frutto marcito delle rivoluzioni liberali (nevvero Reggente Crimi e mister Beppe Grillo e Ministro Giggino-a-Soreta che strimpellavate di dover azzerare le prebende di Stato ai giornali? ndr) frutto marcito  che penzola insozzando l’albero della società moderna  e ammorba l’aria che essa respira…
 
Zeno-Zencovich suggerisce pure le premesse del Nuovo Ordinamento Professionale che avrebbe dovuto prevedere, tra l’altro, una sorta di etichetta degli ingredienti da attaccare ai giornali, come l’acqua minerale, i barattoli di marmellata eccetera: … Forse un quotidiano ha meno importanza di una scatola di pelati? Un settimanale di un fustino di detersivi? Una rubrica televisiva di un sacchetto di plastica? Dio solo sa quanti permessi, licenze e autorizzazioni occorrono per fabbricare e mettere in commercio delle stringhe per scarpe; o per vendere prosciutti e salsicce. Ma la libertà di stampa vieta simili imposizioni a chi voglia fare un giornale, basta che si trovi il direttore responsabile (un mentecatto ‘mbriachello qualsiasi insomma, ndr) e si registri la testata, poi nessuno si cura di quel che insacca dentro, se sono porcherie o notizie di prima scelta (…) E ciò mentre nessuno trai tanti nemici del fumo, dell’alcol e degli stupefacenti si renda conto che il flagello ben piu’ grave, perché  diffuso e contagioso, è lo spacciatore di cosiddette notizie…
Sempre di passaggio debbo far notare (ed è storia del giornalismo) che Indro Montanelli, considerato uno dei migliori giornalisti italiani, non volle mai iscriversi all’Ordine dei Giornalisti, ente che considerava alla stregua d’una lobby mafiosa dedita esclusivamente a fare i propri interessi.
 
10° Libro – L’Ultima Notte Prima della Fine del Mondo (La Zisa Comunicazione, 2009), di Giuseppe Mazzone. Narra del ritratto scanzonato e trasognato di un pezzo di viale San Martino (Messina) e della sua davvero invagheggiale gente  – tratto che diciamo va da Piazza Cairoli a Villa Dante, ndr – racconto schizzato (qualsiasi cosa possa significare) da un autore sul serio improbabile, ma necessariamente dopo aver aver trincato birra buona e mangiato la pizza al mitico Pub del Nagual d’oltre una ventina d’anni fa, anche se poi –  in effetti –  quella raccontata è la Messina di quando  Angelo Massimino era il presidente dell’ Acr e sindaco era Mario Bonsignore… ( dico dei primi tempi degli anni novanta dell’ultimo secolo del millennio scorso, ndr) quando l’Autore era caposervizio della redazione messinese del primo e quindi più antico quotidiano dell’Unità d’Italia, testata acquisita ultimamente dalla Gazzetta del Sud. E mo’ cito dal retro di copertina quel che c’era in quel pezzo di viale San MartinoUn barista eccentrico, un’inquieta e talentuosa ricamatrice, una vaporosa commessa di lavanderia, un netturbino che somiglia ad Hemingway, due amiconi sempre in giro intenti a cogliere il senso della vita uno dei quali due era – mio malgrado – chi scrive, ndr), un sarto verseggiatore, un ottantenne in palandrana, una modista mancata, la robusta titolare della lavanderia, una misteriosa ginecologa dal passato da dimenticare: le loro vicende s’incrociano, assieme a tante altre, in un tratto di viale di una altrettanto misteriosa città siciliana, ultimo promontorio conosciuto prima dell’incerto, della voragine del vuoto. Storie trascurate d’eroicità quotidiana, immerse in una nuvola di epica assoluta... Fors’anche perché  – suppongo – non c’erano, oltre al virus  – né la tasck “forse e, principalmente, nemmeno Musumeci & Cateno.
king

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