di Corrado Lauretta

  • Ecco le materie d’esame che dovevano prioritariamente superare gli aspiranti governanti dell’antica civiltà Tolteca del Messico d’oltre 10mila anni fa.

Bisognava che conoscessero – nell’ordine oppure al contrario o anche frammezzate alla rinfusa – le Arti di

1) Guaritore

2) Divinazione

3) Raccontare storie

4) Danzare e Saper suonare uno strumento musicale

5) Produrre e Commerciare in modo equo e solidale

6) Guerra

7) Culinaria

Tolteco” in lingua nahuatl significa “Veggente”, appellativo che per estensione venne dato al popolo “artigiano” per antonomasia del più sobrio, elegante ed evoluto Impero dell’antichità; tanto che i suoi membri sarebbero ancora vivi e operanti, sebbene in una “realtà separata” dalla nostra da un diaframma dello spessore d’appena qualche atomo, cosa che tuttavia risulta invalicabile alla stragrande maggioranza delle così intelligenti, progredite ed emancipate persone ordinarie dei nostri tempi, tipo insomma tutti quelli che qui da noi suppongono di stare tecnologicamente al governo coll’App Immuni, mentre la gentaglia come me  – a quel che pare – preferisce l’Aff Immondi, ove Aff sta per Affanculo… per tacere poi delle pennebic dei Giornaloni più SVenduti del Creato che la propalano 6 miliardi e mezzo di volte al giorno come fossimo sul serio teneri agnelli olandesi nella Repubblica della banana motorizzata…

Ma mo’ torniamo in noi:

1) Il Guaritore, per essere tale, doveva essere sano. I Veggenti (una sorta di task force ante litteram, ma senza Colao & Soci grazieadio) avevano infatti “visto” che ciò che fa più male all’uomo sono le offese arrecate dalle preoccupazioni quotidiane – a prescindere dalla loro valenza o giustezza che si voglia dare ad esse – giacché la preoccupazione somatizza il corpo e appesantisce finanche lo Spirito, e quindi si rende disponibile non solo ai virus e alle malattie varie, ma anche all’aberrazione… per cui insomma forse è meglio morire mille volte piuttosto che…

In buona sostanza, l’aspirante guaritore aveva un’unica preoccupazione: essere pre-occupato – cioè prioritariamente occupato – a non preoccuparsi (qualsiasi cosa ciò possa significare). Inoltre, non chiedeva d’essere pagato: erano i pazienti che, se volevano, apportavano al guaritore – spontaneamente – doni e/o prebende varie.

Quando i veggenti… vedevano che l’aspirante aveva avuto successo in quell’arte, quest’ultimo doveva metterla da parte (giacché il successo obnubila e fa rimanere sempre quel che si è, quando invece non c’è ultimo passo in nulla)… e quindi bisognava che passasse all’arte successiva.

2) L’arte della divinazione 
comprendeva – oltre a giocare la schedina – sapere preparare filtri e pozioni a base di erbe medicinali e di potere – tipo l’erbarella bella calabresella per intenderci – nonché fare vaticini e oroscopi grazie all’interpretazione dei presagi e dei consensi costantemente elargiti dalla realtà.  Anche qui, se l’aspirante leader aveva avuto successo, doveva mettere da parte quell’arte e passare alla successiva, così come per tutte le altre.

3) Saper raccontare storie
 significava essere il Cantastorie delle gesta dei leader, dei guerrieri e del popolo, e quasi un po’ (ma mooolto alla lontana) come i giornalisti d’oggi, nel senso che non avevano opinioni personali né tenevano conto delle apparenti differenze né leccavano il culdesac né la Fca agli editori, per cui narravano solo d’incontestabili Fatti Energetici Irriducibili, come d’altra parte li vediamo a volte pure noi, anche se spesso non troviamo l’energia per tramutare l’evidenza in azione pragmatica.

4) La Danza (sacra)
 giovava a fluidificare il corpo per adeguarlo e tenerlo pronto a qualsiasi circostanza; mentre saper suonare uno strumento musicale dava il potere di saper scremare dal caos cacofonico del mondo quei suoni senza senso per poi comporre una melodia… cioè come creare un argine d’ordine al caos, sempre tuttavia lasciando uno spiraglio per lo Spirito (qualsiasi cosa possa significare)… per intenderci, quello Spirito che viene tacciato di blasfemo populismo anarcoide se solo anela all’equa distribuzione delle risorse terrene.

5) Per non farla troppa lunga: Produrre e Commerciare in modo equo e solidale, specie tenendo conto delle altrui esigenze, era a quei tempi praticamente tutto il contrario di quel che – a nome dei mercanti predatori – ha tentato e tenta tuttora di fare l’Ue con noi- sottotraccia – e ce ne accorgeremo come i greci, presto o tardi…

6) L’Arte della Guerra e del Cacciatore era nel saper fabbricare e mettere trappole per catturare prede e nemici, sapendo tuttavia interpretare i segni dello Spirito. In particolare, Egli (l’aspirante governate) doveva rendersi conto che  pigliava le sue prede perché ne conosceva le abitudini; per cui lui – ch’era pure preda di qualcuno o qualcosa – cercava sempre di non avere abitudini fisse né di lasciare tracce; ma quando si rendeva conto che non lasciar segni era quasi impossibile, si sforzava di lasciare disegni, anche perché a quell’epoca non c’erano Dpcm, per fortuna…

La tecnica che insomma utilizzava era quella di lasciare sempre il posto dov’era stato così come l’aveva trovato, specie perché sapeva pure che presunzione e ignoranza e compulsività del possesso sono i più forti predatori, quasi invincibili.

7) Al culmine della raffinatissima e più elevata conoscenza dell’arte culinaria – che in effetti connotava il leader dell’impero – poteva giungere solo colui che in primis sapeva dosare in modo ottimale tutti gli ingredienti – cioè gli insegnamenti delle arti precedentemente acquisiti – per cui era l’unico che avrebbe poi potuto preparare e somministrare alimenti e bevande senza rischiare d’avvelenare quel mondo, la gente e tutti gli altri esseri viventi che avrebbe dovuto governare e amare: con spietatezza senza essere cattivo; con astuzia senza essere crudele; con infinita pazienza senza mai lasciare andare; con dolcezza senza essere fesso.

Per chiudere: quando i Veggenti individuavano (e non potevano sbagliarsi) il leader (maschio o femmina, o un animale magico, o addirittura una pianta di potere) lo portavano – se era un umano – sul monte più alto a meditare, e gli dicevano: <<Guardati intorno, tutto questo affettuoso paradiso che vedi un giorno sarà tuo: potrai utilizzare tutto ciò che ti darà, ma cerca di lasciarlo splendido come l’hai trovato, miiinkia!>>.

A questo punto il leader in pectore faceva la ricapitolazione della sua vita, dall’attimo presente a ritroso sino al concepimento, dando allo Spirito quel  ch’è dello Spirito, e si tuffava verso il suo amore, cioè quel mondo che avrebbe dovuto governare: giacché lì, su quella cima, quell’essere silenzioso aveva irriducibilmente corroborato che la ragione poteva solo utilizzare la parola, che ahimè non non poteva però superare quel diaframma dello spessore di qualche atomo che lo separava irrimediabilmente dall’Ulteriore Spiegazione dei Veggenti: quella esoterica del sentire, del vedere e del sognare, tre sofisticate arti ulteriori che non potevano essere utilizzate dall’uomo ordinario della Ragione e della Parola, arti tuttavia indispensabili al leader, perché direttamente comunicanti con la volontà, non quella velleitaria dell’uomo comune che, semplicemente, non ha l’energia d’utilizzarla per apportare un’autentica innovazione: quella cioè di non depauperare il mondo, giacché né la Terra né alcun altro essere vivente sono stati creati per suscitare sentimenti di possesso.

Un’indicazione pragmatica per chi volesse saperne di più: la saga nagualista di Carlos Castaneda, il profeta maledetto padre della New Age, autore di vari reportage dalla “realtà separata” tolteca, realtà altrettanto reale – se non di più – della nostra che riteniamo fissa, scontata, noiosa, sfinita…toltechi

I Libri: A Scuola dallo Stregone (1968); Una Realtà Separata (1971); Viaggio a Ixtlan (1972); L’Isola del Tonal (1975); Il Secondo Anello del Potere (1978); Il Dono dell’Aquila (1983); Il Fuoco dal Profondo (1985); Il Potere del Silenzio (1987); L’Arte di Sognare (1993); Il Lato Attivo dell’Infinito (1998); Tensegrità-I Passi Magici degli Stregoni dell’Antico Messico.

 

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