Il Campo delle estorsioni non poteva escludere il nuovo mercato dello Street food. Lo ha verificato la Squadra mobile, accertando il metodo mafioso, finalizzate ad alterare il regime concorrenziale del settore. L’attività di indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale – Squadra Antiestorsioni, ha documentato che un clan legato alla criminalità organizzata locale, imponeva – mediante violenza fisica e intimidazione – al titolare di un camion attrezzato per la vendita dei panini, la corresponsione di somme di denaro per poter continuare l’attività commerciale o, in alternativa, la cessazione immediata dell’attività di vendita al pubblico, così da garantirsi il controllo delle attività economiche.

Infine sono stati arrestati SPAMPINATO Giuseppe (classe 1972), al quale è stata applicata la custodia in carcere; SPAMPINATO Nunzio (classe 1945), al quale sono stati applicati gli arresti domiciliari; DESI Enrico (classe 1972), al quale sono stati applicati gli arresti domiciliari; DI FINI Isaia (classe 1975), al quale sono stati applicati gli arresti domiciliari; LEONARDI Fabio (classe 1977), al quale sono stati applicati gli arresti domiciliari; D’URSO Rosario (classe 1967), al quale è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (nelle foto).SpampinatoSpampinatonDESIDi FiniLeonardiD'urso

I primi cinque sono ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di tentata estorsione aggravata, illecita concorrenza con minaccia e violenza e lesioni personali, con l’aggravante di averli commessi avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà tipiche di un’associazione mafiosa. D’Urso, invece, è stato ritenuto responsabile di furto aggravato.

In un’altra operazione, la Polizia ha denunciato in stato di libertà S.G. in quanto resosi responsabile del reato di maltrattamento di animali. La Squadra a Cavallo e Cinofili durante un controllo nell’abitazione di un cacciatore residente a Calatabiano, ha sequestrato due cavalli, privi di microchip in evidente stato di denutrizione e in pessime condizioni igienico sanitarie, e 43 cani di varie razze ed età, anch’essi allevati in condizioni raccapriccianti.

Tutti gli animali venivano tenuti in locali fatiscenti, posti al pian terreno dell’abitazione dell’uomo, privi di luce ed acqua e in evidente stato di abbandono. In particolare, i cuccioli di cane erano costretti all’interno di una gabbia di piccole dimensioni e venivano alimentati grazie a una testa di cinghiale, ciò al fine di sviluppare in loro l’istinto di sopravvivenza e l’attitudine ad aggredire i cinghiali durante le battute di caccia.

Infine, le Volanti hanno denunziato in stato di libertà, per il reato di maltrattamenti in famiglia, un catanese di 53 anni, responsabile di vessazioni e minacce nei confronti della moglie.

La donna, che aveva richiesto l’intervento della Polizia, ha riferito che in serata aveva avuto l’ennesima, accesa lite con il convivente; dopo averlo invitato a lasciare l’abitazione familiare l’uomo, dopo aver opposto un secco rifiuto alla richiesta della moglie, ha assunto un atteggiamento aggressivo e minaccioso, inveendo contro di lei e contro la madre della donna, peraltro gravemente ammalata. La vittima, che è stata accompagnata in Questura per formalizzare l’atto di denuncia, ha raccontato di essere vittima di maltrattamenti e di atteggiamenti verbali aggressivi da parte del convivente da oltre dieci anni, vivendo una situazione di violenza psicologica che le causava difficoltà quotidiane; ha riferito, altresì, che in passato il compagno si era reso responsabile di diverse aggressioni fisiche nei suoi confronti, per le quali ha presentato la certificazione sanitaria, rilasciata in dette occasioni dai sanitari a cui era stata costretta a ricorrere.

Immagine grande di repertorio.

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