“I Miserabili” di Victor Hugo, nell’adattamento di Luca Doninelli, per la regia di Franco Però, con Franco Branciaroli (nella foto) nel ruolo di Jean Valjean e un eccellente cast d’interpreti, è un grande affresco storico ma anche l’attento ritratto di un protagonista monumentale, complesso come Valjean cui l’interpretazione di Branciaroli dona umanità e fierezza. L’impianto scenico mutevole di Domenico Franchi e i costumi accuratissimi di Andrea Viotti, una compagnia armoniosa, sono gli strumenti attraverso cui Franco Però costruisce uno spettacolo ricco di suggestioni, graze anche alle musiche di Antonio Di Pofi e alle luci di Cesare Agoni.L’allestimento, applaudito in tournée nazionale nei maggiori teatri della penisola, sarà ospite del Teatro Stabile di Catania che lo programma dal 12 al 17 marzo alla sala Verga.

Tutti – i creatori e gli attori – affrontano questo impegno con grande emozione: portare “I Miserabili” su un palcoscenico è infatti un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’ “Odissea”, la “Divina Commedia”, il “Don Chisciotte” o “Guerra e Pace”».

L’idea nasce da Franco Però: «Un’importante induzione verso questa scelta – spiega – viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra chi è inserito nella società e chi invece ne è ai margini. La narrativa sulla scena è un mezzo che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universali: da qui “I Miserabili”, che – concordo con il recente parere di un critico francese – è forse il romanzo più famoso che esista in occidente, ma che pochissimi hanno letto per intero, tanto è imponente».

Importante e appassionato è stato in ciò l’apporto degli interpreti che hanno dato vita a questi immensi personaggi, a partire dal Jean Valjean di Franco Branciaroli. «Un personaggio “monstre” – osserva Però –  aveva bisogno di un attore altrettanto “monstre”:  Branciaroli è un grande “strumento”, la quintessenza dello strumento, uno dei rari attori che si mette completamente a disposizione del lavoro».

Un lavoro che l’attore definisce un percorso avventuroso quello sul romanzo di Hugo e sul “suo” Jean Valjean: «Uno strano santo – dice Franco Branciaroli del suo personaggio – una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che forse deve ancora venire».

branciaroli

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