Al via la quarantaduesima edizione del Festival Internazionale “Notomusica”, fondato e diretto dal pianista netino Corrado Galzio.

La rassegna propone ancora una volta una parata di stelle, tra cui spiccano i nomi di Marcello Giordani e Dimitra Theodossiou, Paolo Fresu e Uri Caine, declinando un programma al tempo stesso raffinato e di grande impatto: dieci concerti in quattro settimane dal 29 luglio al 24 agosto, nel Cortile del Collegio dei Gesuiti, che sorge nel centro storico barocco.

Si parte sabato 29 con i “Carmina Burana” di Carl Orff, nella versione per soli, coro, due pianoforti e percussioni. Anche la serata inaugurale prevede un cast d’eccezione. Sul podio il compositore e direttore d’orchestra Giovanni Ferrauto che guiderà le diverse formazioni impiegate, ovvero il gruppo “Percussio mundi”, l’ensemble corale “Ad Dei Laudem” e la Camerata Polifonica Siciliana, fondata dallo stesso Ferrauto. Solisti: il soprano Ann-Marie Alexis, il controtenore Massimiliano Giusto, il baritono Salvatore Todaro, i pianisti Gianfranco Pappalardo Fiumara e Roberto Carnevale.

 

“Notomusica” prosegue lunedì 31 luglio, sempre nel Cortile del Collegio dei Gesuiti alle ore 21,12, con il concerto jazz del trombettista Paolo Fresu e del pianista Uri Caine, unica data siciliana del celeberrimo duo (nella foto).

Paolo Fresu Uri Caine 09 (©roberto cifarelli)

Il trombettista sardo e il pianista statunitense proporranno dal vivo il loro nuovo lavoro “Two Minuettos”, pubblicato nel febbraio di quest’anno. Il disco segue a distanza di 8 anni l’ultima collaborazione tra i due musicisti, l’album “Think” uscito per la Blue Note/Emi, ed è pubblicato dalla Tuk Music, l’etichetta fondata da Fresu nel 2010. La distribuzione è affidata a Ducale Music e Believe Digital.
Quella del prestigioso duo costituito da Paolo Fresu e Uri Caine è la storia del fortunatissimo incontro tra due grandi personalità del jazz moderno. Una sorta di “alternative version” rispetto a  quelle proposte da diversi fortunati progetti alle prese con gli standard più tradizionali della storia del jazz; con in più il rischioso “senza rete” di avere scelto materiale davvero “pericoloso” per la sua enorme popolarità.

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