Al Teatro Stabile da martedì 5 a domenica 17 di scena “L’uomo dal fiore in bocca”, di Luigi Pirandello, per la regia e l’interpretazione di Vincenzo Pirrotta.

“Già nel titolo quest’atto unico di Pirandello rivela tutto il suo insinuante fascino, perché non allude scopertamente alla condizione di un individuo malato a morte, come invece la novella da cui è tratto, “La morte addosso”. Il titolo teatrale è più enigmatico, lo spettatore scopre a poco a poco e dopo aver ascoltato un dialogo che può sembrare banale, nell’attesa di un treno che tarda ad arrivare, che si tratta invece di un discorso sulla morte che sta lentamente consumando l’uomo, il quale ne parla sorridendo. Tuttavia dentro quel sorriso c’è una carica d’angoscia, una frenesia che spinge l’uomo dal fiore in bocca ad attaccarsi alla vita degli altri per dimenticare la propria che sta per perdere. Il desiderio di entrare dentro quest’angoscia mi ha spinto ad indagare su una via contemporanea per il palcoscenico di un testo del 1923, ricercandone la modernità: la condizione dei malati terminali cui viene dato un tempo e che oggi si sono moltiplicati dagli anni di Pirandello. Lo sviluppo di questa idea condurrà ad una seconda parte, che prenderà vita dopo l’uscita di scena dell’avventore per l’arrivo del suo treno, dopo l’ultima battuta dell’uomo dal fiore in bocca: E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. – All’alba, lei può fare la strada a piedi. – Il primo cespuglietto d’erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Pausa Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. Riderà. Poi: Buona notte, caro signore.» Ecco, la seconda parte che andrò a sviluppare in una drammaturgia inedita prenderà spunto da quest’ultima battuta. Vi sarà una pausa di silenzio e sospensione in cui la scenografia costituita da pareti mobili di lastre di raggi X, si stringerà attorno all’uomo dal fiore in bocca in un movimento continuo e lento, ponendolo in una condizione sempre più claustrofobica. L’uomo dirà: Solo sette, erano solo sette i fili in quel cespuglietto d’erba. Da questo momento racconterà i suoi ultimi sette giorni, aprendo sette finestre su sette vite inventate, le vite che avrebbe voluto vivere. Tra un giorno e l’altro, tra una vita e l’altra, mostrerà sempre più l’avanzare della malattia e il suo consumarsi.

fioreinbocca

con Vincenzo Pirrotta e Giuseppe Sangiorgi

musiche originali di Luca Mauceri
costumi Riccardo Cappello
luci Gaetano La Mela
audio Luigi Leone
produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con C.T.B.A. (Buenos Aires)

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