Il Consiglio comunale, dopo lungo dibattito, ha  approvato due Ordini del Giorno per fronteggiare il dissesto. La seduta straordinaria, convocata dal presidente Giuseppe Castiglione e richiesta da diversi consiglieri, primo firmatario Salvo Di Salvo, l’assemblea cittadina ha impegnato l’amministrazione comunale ad attuare misure urgenti per fronteggiare l’emergenza.

In un ordine del giorno, primo firmatario il capo del gruppo Misto, Andrea Barresi, il Consiglio sollecita l’amministrazione comunale a impegnarsi per garantire i livelli occupazionali delle aziende partecipate comunali.

In un altro documento, primo firmatario Sebastiano Anastasi capo del gruppo “Grande Catania”, si impegna il sindaco a richiedere al governo nazionale la sospensione dell’obbligo di presentazione del Documento unico di regolarità contributiva per tutte le imprese in rapporti con  il Comune, degli obblighi fiscali e di pagamento dei mutui in capo ai lavoratori delle imprese medesime e ai dipendenti comunali. Nel corso del dibattito dopo l’introduzione di Di Salvo, sono intervenuti sia il sindaco Salvo Pogliese e sia l’assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi, per una lunga disamina delle questioni legate allo squilibrio dell’Ente.

In aula hanno poi preso la parola Daniele Bottino, Andrea Barresi, Luca Sangiorgio, Giuseppe Gelsomino, Graziano Bonaccorsi, Lidia Adorno, Sebastiano Anastasi, Francesca Ricotta, Sara Pettinato, Lanfranco Zappalà, Emanuele Nasca, Manfredi Zammataro, Valeria Diana.

Approfondita la relazione di Bonaccorsi, che ha ripercorso la storia di questo deficit: “121 milioni di euro di mutui, di debiti – ha sostenuto –
È lo scotto da pagare per la cosiddetta “Primavera di Bianco”, il periodo tra il 1993 e il 2000. Bianco dice di aver lasciato la guida di questo Ente del 2000 con un avanzo di cassa di 3.9 milioni di euro. In realtà questo Ente fra anticipazioni e mutui ha raggiunto un debito complessivo di 900 milioni di euro. Quei mutui fanno capire qual era la capacità di spesa e quello che si poteva fare all’epoca”.

“Bizzarria della norma, in quel periodo storico, si potevano chiudere i bilanci e i disavanzi delle partecipate con la contrazione di un mutuo. Avevi un debito? Contraevi un mutuo e il debito si trasformava in un’entrata che ti appianava i bilanci. I mutui che sono serviti a pagare i disavanzi accumulati da questo ente dal 1993 al 2000 ammontano a 121 milioni di euro, per coprire quella che allora era spesa corrente“.

“Poi dal 2001 al 2006, con l’amministrazione Scapagnini sono stati contratti altri mutui per un totale di 69 milioni di euro. Si coprivano i disavanzi e si rinviava al futuro il pagamento dei debiti. Poi fortunatamente il legislatore ha messo fine a questa assurda pratica. A questi – ha continuato – si aggiungono a 500 milioni di disavanzo generati negli ultimi cinque disastrosi anni. Per un totale di 621 milioni”.

Da parte sua il sindaco ha sottolineato: “Il dissesto di una città non è un meteorite che si abbatte improvvisamente, ma il frutto di un processo lungo anni, nel quale gli errori, le omissioni, le partecipazioni al fallimento sono molteplici. Scappare di fronte ad esse, sottrarsi al dibattito, è sintomo di diserzione, ed io non ho mai amato i disertori. Le responsabilità di natura civile e penale saranno altri organi dello Stato ad accettarle, ma quelle politiche sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Così come deve essere chiaro a tutti che una stagione è finita. Per sempre. Non soltanto nella gestione amministrativa, che non può più essere opaca, all’acqua di rose, non può più scaricare sulle generazioni future colpe che non hanno, ma deve essere puntuale, precisa, sostenibile.
Anche nel rapporto con la città si apre una nuova era: nel modo di comunicare, parlando la lingua della verità, della oggettività degli atti amministrativi e della trasparenza delle scelte politiche; ma anche nel pretendere dai cittadini un atteggiamento di più completa partecipazione al destino della città. I catanesi devono essere responsabilizzati, perché il futuro del luogo in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere e vivere è nelle loro mani. Partendo da un dato: l’evasione fiscale è intollerabile e non sarà più tollerata. Se c’è chi non può pagare, e verso di loro ci sarà sostegno e comprensione, per chi fa il furbo e non paga ci sarà inflessibilità”.

seduta

 

 

 

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