E’ una vera e propria riforma della contabilità delle Regioni quella decisa dal Consiglio dei ministri di oggi (nella foto la conferenza stampa di rito) , il “Numero 47” per l’esattezza. Una operazione complessa che mette mano alle voci di entrata ed uscita e le modifica soprattutto per snellire e chiarire al massimo le procedure e le voci. Una riforma, sotto forma di Decreto legislativo, che piove come una manna dal cielo per la Regione Sicilia nei guai a seguito della bocciatura di gran parte della Finanziaria 2014 da parte del commissario di Stato, prefetto Aronica. In particolare, quel che più premeva all’assessore al Bilancio Luca Bianchi, consentirà di coprire i buchi in bilancio scaturiti dalle cosiddette “entrate inesigibili”, ovvero i tristemente noti “residui attivi”, somme che insomma tornano in ballo.

Nella solennità di Palazzo Chigi, il comunicato ufficiale del governo recita così: “Il Consiglio ha approvato, su proposta dei Ministri dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Gianpiero D’Alia, e per gli Affari regionali e le Autonomie locali, Graziano Delrio, uno schema di decreto legislativo correttivo e integrativo del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, concernente Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi”.

“Il decreto – prosegue la nota – costituisce la più ampia e organica riforma, di contabilità degli enti territoriali  mai realizzata in Italia,  diretta a garantire la qualità e l’efficacia del monitoraggio e del consolidamento dei conti pubblici ed a superare l’incapacità del vigente sistema contabile di dare rappresentazione ai reali fatti economici (ad esempio misurare i debiti commerciali)”. Il provvedimento si muove in coerenza con le disposizioni previste dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, recentemente entrata in vigore, che impone una omogeneità in materia di bilanci pubblici.

Ed ecco i punti:

  • l’individuazione di regole contabili uniformi e di un comune piano dei conti integrato;
  • la definizione di una tassonomia (disciplina) per la riclassificazione dei dati contabili e di bilancio per le amministrazioni pubbliche tenute al regime di contabilità civilistica;
  • l’adozione di comuni schemi di bilancio articolati in missioni e programmi coerenti con la classificazione economica e funzionale individuata dagli appositi regolamenti comunitari in materia di contabilità nazionale e relativi conti satellite;
  • l’affiancamento, ai fini conoscitivi, al sistema di contabilità finanziaria, di un sistema e di schemi di contabilità economico-patrimoniale;
  • la definizione di un sistema di indicatori di risultato semplici, misurabili e riferiti ai programmi del bilancio, costruiti secondo criteri e metodologie comuni alle diverse amministrazioni.

Lo schema di decreto legislativo verrà trasmesso alla Conferenza unificata e successivamente alle Commissioni parlamentari (di merito e per il federalismo fiscale) per i pareri prescritti.

Tutto ciò entrerà formalmente in vigore dal 2015, ma la Sicilia lo recepirà subito. Bianchi ha così potuto annunziare che in febbraio verrà varata, e si spera approvata, la Finanziaria bis con le nuove entrate che stavolta dovranno essere accolte anche dal severissimo commissario.

Il primo nodo da sciogliere sarà quello della effettiva entità dei famosi “crediti”. Attualmente sono vincolati ben 550 milioni. Ma da un calcolo dello stesso assessore se ne potrebbero sbloccare 450.

E’ quanto si augurano migliaia di famiglie in attesa di stipendio.

Comments are closed.