Ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal Giudice delle indagini preliminari nei confronti di imprenditori coinvolti nella distrazione di fondi regionali per un valore di circa 10 milioni di euro, destinati a strutture socio-sanitarie.

In particolare, il provvedimento ha disposto l’arresto di Corrado Labisi, di 65 anni, già presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Medico Psico-Pedagogico “Lucia Mangano” (nella foto) , ente che si propone di assistere moralmente e socialmente i poveri della città e della provincia, creando laboratori, offrendo assistenza medica per alleviare lo stato di eventuale disagio in cui gli assistiti potessero trovarsi, per disoccupazione, malattia o altro. A  Labisi, in qualità di capo, organizzatore e promotore, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita di somme di denaro. Disposti altresì, gli arresti domiciliari a carico della figlia, Francesca, di 34 anni, della moglie Maria Gallo, di 60, dei collaboratori Gaetano Consiglio, di 39, e Giuseppe Cardì, di 57,  contestando il reato associativo finalizzato all’appropriazione indebita di somme di denaro.

L’indagine è stata condotta dalla Direzione investigativa antimafia.mangano

In sostanza Labisi ha gestito i fondi erogati dalla Regione e da altri enti per le specifiche finalità tese alle cure dei malati ospiti della struttura, per fini diversi, distraendo le somme in cassa, facendo lievitare le cifre riportate sugli estratti conti accesi per la gestione della clinica, tanto da raggiungere un debito pari ad oltre 10 milioni di euro.

Dalla perizia effettuata dal consulente dell’autorità giudiziaria, è emerso che soltanto  lui ha utilizzato per fini diversi la somma di 1.341.000,00 e la coniuge quella di 384 mila.

Il protagonista era una sorta di “Giano bifronte”, come è stata chiamata l’operazione: da una parte paladino della legalità tanto da ricoprire la carica di Presidente dell’associazione “Saetta – Livatino”, dall’altra senza scrupolo alcuno, distraeva ingenti somme di denaro per soddisfare esigenze diverse tra le quali il pagamento di fatture emesse dalla Pubblicompass per pubblicizzare gli eventi, la copertura di spese sostenute dalla moglie e dalle figlie, il pagamento di fatture emesse per cene e soggiorni ad amici vari.

In merito all’Associazione “Livatino”, l’attività di indagine ha evidenziato che Labisi ha impegnato ingenti somme distratte indebitamente dall’Istituto, per la copertura di costi relativi all’organizzazione del premio. Parallelamente, distraeva altrettante somme di denaro per iniziative connesse all’organizzazione – all’Hotel Nettuno – di eventi relativi all’Associazione “Antonietta LABISI”, madre di Corrado impegnata in vita nell’opera di assistenza verso i minori e gli anziani nelle zone di degrado catanesi.

Nel corso di una conversazione, avvenuta con un amico, già appartenente al Ministero della Difesa, questi, commentando una perquisizione e il sequestro di documenti, affermava testualmente “dobbiamo capire a 360° se c’è qualcuno che deve pagare perché questa è la schifezza fatta a uno che si batte per la legalità …  vediamo a chi dobbiamo fare saltare la testa”. Chiaro appare il riferimento alla struttura investigativa della DIA, ed ai magistrati inquirenti che svolgono le indagini.

E’ stato inoltre accertato che Labisi  in passato aveva mantenuto contatti con il pregiudicato Giorgio Cannizzaro, esponente della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano.

dia

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