Sono il vero affare della criminalità organizzata, l’anello di congiunzione tra corruzione e politica, un settore dove lo sfruttamento dei lavoratori è usuale. Ma possono anche essere una risorsa, se ben gestiti in tutta la filiera. Si tratta dei rifiuti, che sono stati al centro dell’incontro pubblico promosso dalla Cgil al quale hanno partecipato anche il segretario confederale della Cgil nazionale, Maurizio Landini (nella foto), ed il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava.landini

I lavori sono stati presieduti dal segretario della Camera del lavoro, Giacomo Rota, mentre la relazione introduttiva è stata affidata al segretario confederale Claudio Longo. Tra gli interventi, anche quelli del segretario regionale della Cgil, Michele Pagliaro, dell’ingegnere Carmelo Caruso, del Presidio partecipativo Simeto, di Santo Oliveri della Funzione Pubblica e di Massimo Malerba, Dipartimento Mercato del lavoro.

Assenti, nonostante l’invito, il sindaco Salvo Pogliese e il presidente della Regione, Nello Musumeci.

Tema del dibattito, “La risorsa rifiuti, legalità, sviluppo sostenibile, occupazione”; inevitabile partire proprio da una riflessione su Catania e l’inchiesta giudiziaria di pochi mesi fa che ha acceso i riflettori su alcuni alti dirigenti del Comune che, in cambio di favori personali, avrebbero manipolato l’appalto dei rifiuti per avvantaggiare imprenditori di ditte o commissariate, in cambio di favori personali. “Stando a quanto sostiene la magistratura inquirente – ha detto Longo-alcuni vertici dell’apparato burocratico comunale erano parte di un sistema malato: un dato che rappresenta, ancora una volta, il fallimento della privatizzazione di alcuni servizi fondamentali”.

​Intanto, dopo quattro gare andate deserte, dato inquietante e anomalo se si considera la portata dell’importo di ben 360 milioni di euro, il Comune ha predisposto una nuova gara ponte che potrebbe risolvere, almeno in parte, la situazione in cui versano molte zone del centro cittadino.

Ci sono poi casi limite, come quello della collina di Vaccarizzo e in contrada Codavolpe, dove da quasi cinque  anni è in attività un impianto di biostabilizzazione di proprietà della Sicula Trasporti Srl, che gestisce oltre all’impianto, anche la discarica vicina di Grotte San Giorgio, una delle più grandi della Sicilia. Conseguenze? Aria irrespirabile e tanta paura per la salute pubblica.

Ma anche il sistema della differenziata è in tilt e molte aree della città sono completamente invase dai rifiuti, con presenza di topi tra i cumuli di spazzatura.

Rispetto ad una media italiana sulla raccolta differenziata che equivale al  39,9%  nella media nazionale e che raggiunge il 52,6% nel Nord Italia, i siciliani sono ancora fermi al 12% mentre Catania si piazza addirittura al 9%.

Che fare? Di certo è necessario guardare alle buone pratiche attive in giro per l’Italia. Il recupero dei rifiuti è un settore chiave della vera green economy e crea nuova occupazione.

Il presidente del Commissione antimafia, Claudio Fava, sottolinea dunque che i rifiuti : “Sono un affare. Se fossero solo un problema potreste avere gli strumenti per risolverlo. Se sono un business devi anche superare i privilegi e gli interessi che si sono consolidati attorno a questo business: ci sono stati da 20 anni a questa parte con un costo per la comunità di 20 miliardi di euro. Lo sono stati attraverso l’uso scientifico della parola emergenza che ha determinato condizioni di potere incondizionato, di arbitrio in mano di chi ha gestito l’emergenza. Lo sono in assenza di una normativa, di una disciplina”. “Da 20 anni – ha osservato – aspettiamo un piano dei rifiuti. Anche questo ddl che arriva dal Governo Musumeci è una proposta di governance: sono titoli da sviluppare e da svolgere nelle prossime stagioni. E lo sono perché hanno rappresentato una sine cura per alcuni privati”. “Non esiste regione in Italia – ha sostenuto Fava – in cui il 90 per cento dei rifiuti viene conferito in discariche private, i grandi padroni dell’affare rifiuti. Non mi sembra che vi sia una inversione di rotta rispetto a tutto questo e le conseguenze di questa privatizzazione ha determinato non soltanto l’accaparramento di 250 milioni l’anno ma anche il fatto che nelle crepe, nelle fenditure che si sono aperte in questo sistema si sono piazzati anche interessi e denari mafiosi”.

Secondo Landini “per come vengono gestiti oggi, i rifiuti sono sicuramente un problema: è sotto gli occhi di tutti i fatto che dietro la loro gestione c’è un problema di controllo della mafie molto esplicito e siamo di fronte al fatto che, come viene organizzata, la cosa funziona male e non dà quello che potrebbe dare. Vogliamo creare le condizioni per cui, attraverso una gestione dei rifiuti, che per quello che ci riguarda deve avere un controllo pubblico che sia in grado creare anche un diverso modello di sviluppo, un diverso modello di stile di vita e, attraverso questa proposta, questo può determinare anche posti di lavoro e un quadro diverso per valorizzare anche quello che è un territorio che andrebbe valorizzato in modo diverso. Senza un coordinamento pubblico – ha proseguito Landini – non ve ne vieni fuori e soprattutto occorre anche stabilire una trasparenza che oggi non c’è negli appalti, nel sistema di gestione delle imprese”.

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