“La Sicilia paga lo scotto, come tanta parte del Mezzogiorno e del nostro Paese, degli investimenti non fatti’ dalle imprese e dal pubblico: un’idea che è sempre tutta concentrata solo sulle regole del mercato del lavoro, sulla libertà di licenziamento e mai invece sui vincoli per creare lavoro”. Susanna Camusso ha parlato a lungo con la “sua” platea di lavoratori e sindacalisti catanesi della Cgil. Ha ascoltato la storia di una decina di lavoratori e rsu, ognuno portavoce di un settore con bisogni e richieste diverse, ma tutti con un elemento comune: un lavoro difficile o una posizione a rischio. Qualcuno, persino, con un lavoro che ormai non c’è più.
L’assemblea dei quadri e dei delegati sul tema “Catania tra  crisi e sviluppo”, ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissato da Camera del lavoro: far esprimere la base, in questo momento storico bisognoso come mai di raccontare il lavoro in pericolo, i diritti in procinto di saltare ma anche la voglia di combattere con spirito propositivo.
I lavori allo “Sheraton” sono stati aperti con la proiezione del docufilm “Terranera” (autori il sindacalista Massimo Malerba e il regista Riccardo Napoli, con l’intensa collaborazione di Alfio Mannino e Pino Mandrà della Flai) . Applausi e qualche momento di commozione per un’opera che illustra come funziona l’illegale fenomeno del caporalato, dello sfruttamento di cittadini italiani e stranieri, migranti, e persino minori, nella campagne del Catanese.

Ad aprire i lavori dell’Assemblea é stato il segretario della Cgil, Giacomo Rota che ha ricordato alcune vertenze chiare della città: dal caso “Myrmex” alla crisi del settore farmaceutico, dai metalmeccanici ai lavoratori della scuola e dei teatri, alla crisi del commercio, che a Catania risente della presenza tra le più concentrate in Europa dei centri commerciali.

Ma Rota ha anche posto l’accento sui recentissimi successi della Cgil alle elezioni RSU: “Ci sono settori e aziende con la totalità o due terzi della rappresentanza della Cgil – ha detto il segretario- Questo conferma che ci stiamo ancora una volta confermando come primo sindacato dei lavoratori e dei cittadini. Sentiamo che in questa città difficile ma ancora piena di tante potenzialità e di eccellenze, che c’è molto bisogno di progettazione, di ascolto e di impegno da parte delle istituzioni e della Regione, alla quale manca però un progetto complessivo sulla Sicilia. Catania paga questo prezzo nei settori industriali che necessitano invece di un’attenzione specifica a fronte di qualità d’eccellenza, che in alcuni casi sono tipici del nostro territorio”.
E aggiunge Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia: “Siamo al 57% della disoccupazione giovanile e mai come adesso la destrutturazione dei diritti ci insegna il lavoro che perde valore, a dispetto della risorse del territorio e dei lavoratori. Qui in Sicilia questo prezzo si paga in modo più elevato, anche causa di un’ elevata disoccupazione.

All’assemblea sono intervenuti  i lavoratori Giovanni Cantone delegato in mobilità Mymerx, Michele Vivaldi rsu precario scuola, Desirè Arena delegata AlmaViva, Nino Musumeci delegato forestale, Franco Papale disoccupato settore costruzioni, Laura Barbagallo delegata Coin, Mario Vadalà rsu Inps, Dario Gulisano del Sunia, Amal Thissera consigliere aggiunto migranti Comune di Catania, Giuseppe Campisi responsabile UDU Ct, Boris Di Felice rsu ST Microelectronics, Alfio Bufalino precario pubblica amministrazione. Per l’amministrazione comunale era presente l’assessore regionale alla Cultura, Orazio Licandro.

Moltissimi i punti toccati dal segretario Camusso: “Stiamo lavorando ad una nostra ipotesi di un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici perché siamo ormai in assenza si un diritto generale del lavoro. Continueremo la nostra iniziativa per cancellare quelle norme”.

Il segretario nazionale della Cgil ha anche offerto il suo punto di vista sulle dinamiche socio economiche dell’ Isola: “C’è la necessità che la Regione Siciliana risponda anche alle promesse che erano state fatte quando ci fu la campagna elettorale e che il lavoro e la costruzione di occasioni di lavoro diventi la centralità di un programma di governo che invece non vediamo”.

Ma il segretario generale ha anche posto l’accento sui dati che di fatto smentiscono la politica del governo nazionale, che continua a proporre il Jobs Act come una panacea. “I dati diffusi oggi dall’Istat dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che la situazione economica e occupazionale del Paese è ancora molto critica. Bisognerebbe smetterla di dire che la ripresa è dietro l’angolo”.

“Ci dicono che siamo gufi? – ha aggiunto – Noi invece pensiamo che raccontiamo solo la realtà e che, al contrario, abbiamo l’ottimismo di credere nelle relazioni che cambiano il mondo. Bisogna mettere a fianco della parola lavoro, l’aggettivo buono. Se non si sanno dare risposte al Paese allora la colpa sarebbe del sindacato? Siamo stanchi di sentirlo. Invece, ce la possiamo ancora fare”.

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