L’emblema, il simbolo di questo nuovo Catania è Jean Francois Gillet, anni 36, per lo spirito e l’allegria con cui ha affrontato le difficiltà, parato quel che c’era da parare, un paio di volte in maniera strepitosa come quando è schizzato con un baldo per deviare con la manona oltre la traversa un gol già fatto. Talvolta perfino baldanzoso quando ha affrontato, e superato, l’avversario in dribbling nella propria area. Se uno come lui preferisce portare questa vampata di entusiasmo e di ottimismo a Catania, è buon segno. Significa che ci crede, e che magari in cuor suo spera di tornare in serie A. Sarà difficile ma ci si prova.

Lo stesso entusiasmo dimostrato dalla squadra tutta, tranne uno o due, italiana confezionata dal duo Pulvirenti-Marcolin. Che si è trasformata quasi automaticamente, e non era facile, in un congegno ben bilanciato, già assestato e funzionante, con un mèlange di giocatori di categoria, alcuni esperti ed altri nel pieno della vigoria.

La pratica Perugia si è risolta con un gol per tempo assestato dai “gemelli” Maniero-Calaiò. Il primo al 21’ su punizione tagliata di Rosina che l’ex pescarese deviava nella rete del tosto Provedel Italo.

Il secondo, al 50’, dopo un lunga manovra sulla destra conclusa da Belmonte Nicola, giunto in area, con un assist che Calaiò Emanuele (nella foto Galtieri festeggiato da Maniero e Rosina) piazzava di rimbalzo in porta.

Tanti altri ne avrebbero potuto segnare, i rossazzurri, se il medesimo Calaiò fosse stato meno mattocchio.

Però è pur vero che calata la tensione, ed appagato l’appetito, i catanesi hanno lasciato l’iniziativa ai perugini che alcune occasioni hanno creato ed una davvero sprecata da Nicco Gianluca sull’esterno della rete.

Ma nel finale fra gli “olè” il popolo rossazzurro ha ripreso a sorridere. Ed il clima al vecchio “Cibali-Massimino” è tornato quello che si respirava negli indimenticabili anni della recente serie A: considerato che dodici-quindici mila spettatori ci sono sempre, è un capitale che galvanizza giocatori e società.

Marcolino Dario, memore di una cavalcata trionfale come vice di Mihajlovic, ha assestato la squadra nella maniera più normale e logica possibile: un regista di fino, Rosina Alessandro che compiva 31 anni, alle spalle delle due punte di spada e fioretto. Due interni di lotta e di governo come Coppola e Sciaudone, pronti a spingere ma anche a chiudere, un regista arretrato gran catalizzatore di palloni come Rinaudo, una coppia centrale assortita come Schiavi Raffaele e Ceccarelli Luca, 29 e 32 anni, e due terzini che sono davvero interessanti: uno, Belmonte Nicola, di anni 28, che esce pulito palla al piede dall’area dove non ha paura di affrontare l’avversario guardandolo in faccia, e l’altro, Mazzetta Antonio, di anni 26, capace di furenti sgroppate che potrebbero essere molto più valorizzate se i compagni (vero Calaiò) lo capissero.

Una boccata di aria fresca insomma. Era quello che ci voleva, presidente Pulvirenti.

calrosina

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