Una sontuosa tavola apparecchiata per trenta persone, spettatori inclusi. Un capocameriere che serve dell’ottimo vino. Lo spettacolo “La Cena”, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto dal regista Walter Manfrè inaugura, giovedì 8 novembre, la stagione del “Piccolo Teatro della Città”  che si snoderà lungo due percorsi caratterizzati dall’incontro tra musica e teatro nell’ambito della 53° Stagione e soprattutto dal teatro di parola e dalla drammaturgia contemporanea.
Attorno alla tavola, assieme agli spettatori, siedono l’attore modicano Andrea Tidona, nel ruolo del padre, affiancato da Chiara Condrò (la figlia), Stefano Skalkotos (il genero), Cristiano Marzio Penna (il maggiordomo) che avviano una discussione riguardante misteriosi affari di famiglia di natura assolutamente personale che turberanno gli invitati.
La pièce si innesta come anello fondamentale all’interno di quel “Teatro della Persona”, con cui il critico Ugo Ronfani, nel 1993, sintetizzò il senso della poetica espresso dal percorso registico del regista messinese Manfrè.
Un percorso che ha preso forma in una serie di spettacoli caratterizzati da particolari qualità quali, ad esempio, l’annullamento della distanza tra pubblico e spettatore nonché l’assegnazione a quest’ultimo di una parte all’interno della rappresentazione senza che ciò possa cambiare lo svolgimento della “trama”. Altro elemento di questo teatro è individuabile nella coesistenza di due elementi contrastanti: cioè il gioco e il rito. L’equilibrio fra questi opposti permette alla trama di intraprendere percorsi imprevisti ed emotivamente più forti rispetto a quelli concepiti sul protagonismo del solo rito, «ciò – come spiega Walter Manfrè – consente di recuperare quella teatralità che è sempre nel mio mirino del regista intenzionato a far sì che il pubblico, pur  lasciandosi andare al flusso di imbarazzi e turbamenti che la situazione propone, non dimentichi mai di essere a teatro».
Tutti i lavori di Walter Manfrè, ricollegabili al teatro della Persona, sono calati dentro un’ambientazione dove il cerimoniale assume una connotazione centrale. Durante La Cena “la tavola trasmuta da aggregante perno conviviale, in ara sacrificale, in scandaloso palcoscenico allestito per turpi rappresentazioni”.
La scena è quella del ritorno a casa di una figlia, allontanatasi da qualche tempo. Un rappacificamento è ciò che tutti si attendono, ma non il malefico padre che prepara una macchinazione infernale e un inganno per la figlia (di cui è comunque invaghito) e per il futuro genero. L’uomo riesce a solleticare gli istinti dei due giovani e opera magistralmente per far venire a galla i lati peggiori di tutti: il giovane è debole e avido, il maggiordomo assetato di denaro, la figlia ha la forza di reagire ma si accontenta di un amore forse non vero.

LA CENA

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