In scena alla sala Giuseppe Di Martino di via Caronda 82, “Lettera al padre” dal racconto di Franz Kafka, adattamento e regia di Gianni Scuto, produzione “Fabbricateatro”. In scena Domenico Maugeri, Barbara Cracchiolo, Alessandro Chiaramonte, Alessandro Gambino e Elisa Marchese (nella foto). Scene di Bernardo Perrone, costumi di Umberto di Baviera, luci Simone Raimondo. Lo spettacolo verrà replicato il 4, 5, 10, 11 e 12 Maggio (feriali ore 21 e domenica ore 18, ingresso spettacoli Euro 10,00, ridotto Euro 8,00. Info e prenotazioni: 347.3637379. “Lettera al padre”, come il precedente spettacolo “Il Processo”, rientrano nel progetto “Il Caso K” , organizzato – nell’ambito della programmazione 2018-2019 – dal Centro Teatrale Fabbricateatro.

 

“Emblematico e profondamente radicato nell’animo del suo autore – spiega il regista del Teatro Gamma, Gianni Scuto –   “Lettera al padre“ rappresenta per Franz Kafka uno dei momenti più intensi, espressivi e crepuscolari della sua intera produzione letteraria. Qui lo scontro perfino fisico tra un padre insensibile, abbrutito da una ideologia falsamente yiddish e da una morale di irreprensibile assolutezza nei confronti del debole figlio ci pongono nella dimensione di una crisi catastrofica che perde di sensibilità solo al contatto con l’ambigua realtà di un’educazione tipicamente prussiana dedita alla guerra, alle armi, al rigore e alla forza del comando, accanto all’eterna scelta sensibile dell’oggetto del desiderio del figlio che viene così continuamente accusato e portato in forte regressione emotiva, guidato e comandato quasi come un burattino”.

 

“Il padre – aggiunge Scuto – è tutto in casa Kafka: detta legge, esempio vivente di verità e di paragone etico che sconfina perfino sul modo di mangiare e su ogni epigramma di vita e di sentimenti. In tutto ciò al povero Franz non rimane che rifugiarsi all’interno dei suoi  miasmi in una forma di autodifesa che sfiora perfino l’onanismo e l’omosessualità latente che a poco a poco lo allontanano irreversibilmente da ogni rapporto d’amore e di unione matrimoniale con l’altro sesso. Lo spettacolo vuole infrangere in circa 55  minuti la quarta sordida parete  del palcoscenico per porsi come esempio di sensibilità umana e di sofferenza in un quadro di teatro contemporaneo dove i suoni, i ritmi, le musiche e le voci saranno protagoniste assolute della piéce”.

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