Era ricoverato dal 28 marzo in Rianimazione all’ospedale “Garibaldi” nuovo a causa di un malore che gli ha causato una emorragia cerebrale per la quale è stato sottoposto a un intervento di neurochirurgia.

E un’altra emorragia celebrale l’ha ucciso.

Lino Leanza è morto all’alba senza riprendere conoscenza. Era nato il 27 marzo 1957: aveva appena superato i 58 anni.

Indubbiamente è stato fra i personaggi politici più attivi ed importanti in Sicilia nell’ultimo decennio. Gran tessitore e raffinato diplomatico, autentica “Eminenza grigia”, ha sempre mantenuto rapporti diretti e tradizionali con elettori e sostenitori nella sua segreteria di via Ingegnere. Ha toccato sicuramente il suo massimo momento di successo all’epoca della presidenza Lombardo e della esistenza del Mpa, il Partito per l’autonomia che per alcuni anni ha dominato la scena politica siciliana presentandosi come una vera novità e rastrellando voti e consensi.

Ma dopo la condanna e la caduta di Raffaele Lombardo, Leanza preferì intraprendere un’altra strada, spostarsi sul versante del centro sinistra ed aderire alle campagne di Crocetta prima ed Enzo Bianco dopo. Prima coma Udc e poi, sempre coi suoi fedelissimi, come “Articolo 4” e “Nuova democrazia”.

Una carriera sempre in prima linea comunque.

Dopo aver conseguito il diploma di Istituto magistrale, è divenuto dirigente d’azienda, e per queste sue riconosciyte qualità fu chiamato da Umberto Scapagnini alla guida della task forze per l’economia di Palazzo degli Elefanti.

Dopo una lunga militanza nella Democrazia cristiana, aderì al Ccd. Nel 2001, con 10.419 voti di preferenza il collegio di Catania lo elegge deputato all’Ars. Ci resterà fino alla morte.

Con lo scioglimento del Ccd, passa all’altro Scudo crociato dell’Udc, per poi seguire Lombardo nell’aprile del 2005.

Dopo una fugace apparizione alla Camera dei deputati, nel 2006 ritorna a Sala d’Ercole col primo importante incarico governativo: assessore ai Beni Culturali e Pubblica Istruzione nella II Giunta Cuffaro . Diventa pure vicepresidente della Regione e poi presidente supplente dopo le dimissioni di Cuffaro, il 18 gennaio 2008 fino al 28 aprile, quando passò la staffetta al neo presidente Lombardo.

Venne ovviamente rieletto e gli toccò la carica di capogruppo del MPA, ma soprattutto di segretario regionale del suo partito. Preferì poi tornare a fare l’assessore ai Beni Culturali, sostituito da Francesco Musotto. Diventa poi assessore al Lavoro, Politiche Sociali e Famiglia nella III Giunta Lombardo (2010), mentre non è confermato a fine settembre. E fu questa la causa delle prime frizioni col suo leader.

Uscì dalla maggioranza e nell’estate del 2012,a pochi mesi dalle elezioni regionali, passò all’UdC prima di fondare i suoi movimenti.

Leale ai patti, è stato uno dei puntelli principali dell’azione di Crocetta, più ancora degli stessi pidiini perennemente divisi in tre frazioni.

L’ultimo suo atto politico è stato il congresso di “Sicilia democratica” a Giardini Naxos (nella foto), dove confermò di avere una propria forza politica ed elettorale notevole, tale da condizionare, come è infatti accaduto, sia il governo cittadino che quello regionale.

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