Se non fosse così delicata la situazione del Teatro Stabile etneo – meritoriamente impegnato a risorgere dalle sue stesse ceneri – la scenografia di “Un momento difficile” che ha fatto da sfondo, al Verga, alla presentazione della prossima stagione 2018/19, suonerebbe come uno scherzo subdolo, un lapsus o, per i più cattivi, una metafora di cattivo gusto. Sì, perché a 61 anni suonati – e con il nuovo corso che la neo direttrice Laura Sicignano vuole imprimere – il Teatro Stabile di Catania ha bisogno di chiudere i conti col passato. In tutti i sensi.

Ecco perché lo stesso presidente Carlo Saggio affronta coraggiosamente la questione economica annunciando che “i debiti varranno saldati, secondo quanto concordato, grazie ad un mutuo che la Regione ha acceso, non solo per noi”. Certo, ci sono anche le spine: esprime infatti la sua solidarietà ai lavoratori “che da tre mesi non percepiscono stipendio”, evidenzia l’ammontare dei crediti – circa due milioni e mezzo di euro dal 2015 – lamenta, ancora, l’assenza del contributo per il 2017 della Città Metropolitana.

A chiosare poi la disponibilità della politica ci ha pure pensato lo stesso assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, Sandro Pappalardo: “Stiamo avviando un’azione di rilancio dei teatri in Sicilia. Non solo attraverso la loro promozione in giro per il mondo (dalla BIT a Malta, dalla Russia a Berlino) per poter essere poliattrattivi (wow, n.d.r.) ma anche con un censimento, il primo, dei teatri siciliani”.  Ma – ha pure aggiunto – “gli enti culturali non devono solo sopravvivere, bensì essere fonte e modello di crescita e produttività. Stiamo quindi per varare un piano di promozione per ottimizzare e mettere a profitto le risorse impiegate nella produzione: un’offerta che, se non viene adeguatamente pubblicizzata, rischia di rimanere lettera morta”.

Poi finalmente, si parla della prossima stagione. Ed ecco il “pacchetto”: una rosa di 16 titoli, 3 fuori abbonamento, che sono per metà produzioni o coproduzioni targate Stabile di Catania, animate da prestigiosi artisti del panorama  nazionale. Capolavori teatrali, trasposizioni di celebri romanzi, nuova e più recente drammaturgia, per affrontare tematiche universali e presenti: il terrorismo, l’omofobia, la demenza senile, il riscatto dal degrado sociale, l’epopea storica, il disagio esistenziale, la condizione femminile.

“E’ una stagione – ha sottolineato Lina Scalisi, vicepresidente dell’ente – che si inscrive pienamente nelle linee culturali con l’obiettivo di rinsaldare i legami che uniscono il Teatro Stabile al alla città e al territorio, nella piena convinzione che il Teatro possa e debba contribuire a rafforzare identità e coscienza critica, che sono poi la base di una cittadinanza piena e consapevole”.

Dulcis in fundo, ha preso la parola la neo-direttrice Laura Sicignano, in una elegante e raffinata mise nera. “E’ la la rete di relazioni e di reazioni che s’intrecciano nel gran teatro del mondo, di cui la drammaturgia è specchio, a sostanziare la scelta del comune denominatore del cartellone: “Connessioni umane” appunto. Credo che il teatro, questo spazio antico e autentico sia occasione di autentica connessione, specchio di umanità, isola felice e preziosa, crogiolo di vita e di umanità, dispositivo di pensiero e di Bellezza”.

 

CARTELLONE

Produzioni Teatro Stabile di Catania

Si parte il 9 ottobre con “Scintille”, testo e regia di Laura Sicignano pluripremiato in Italia e all’estero, atto unico affidato all’interpretazione di Laura Curino (nella foto). Si restituisce voce alle 146 operaie, per lo più giovani italiane emigrate, vittime nel 1911 a New York del famoso incendio della fabbrica di camicette TWC.

Leo Gullotta è invece il protagonista di “Pensaci, Giacomino!” di Luigi Pirandello. Lettura drammaturgica e regia sono di Fabio Grossi; completano il cast Sergio Mascherpa, Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Francesco Maccarinelli, Valerio Santi. (coprodotto con Compagnia Enfi Teatro). Nel decennale del debutto e in concomitanza con la festa della Patrona, il coreografo e regista Roberto Zappalà riallestisce con la sua Compagnia Zappalà Danza uno spettacolo di culto come “A. Semu tutti devoti tutti?”, creazione per 8 danzatori e 4 musicisti, musica originale di Puccio Castrogiovanni, eseguita dal vivo dai Lautari; drammaturgia di Nello Calabrò e Zappalà (coprodotto con Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza Centro di Produzione della Danza).

Fronte del porto” è uno spettacolo di Alessandro Gassmann che ha chiesto ad Enrico Ianniello di tradurre e adattare il testo originale scritto da Budd Schulberg con Stan Silverman. Daniele Russo è il protagonista. Siamo lontani dalle atmosfere del film di Elia Kazan con Marlon Brando: l’azione, dagli Stati Uniti degli anni ’50, si sposta nella Napoli degli anni ’80, nel porto dove la camorra sfruttava gli operai (coprodotto con  Teatro di Napoli e Teatro Bellini). “La rondine” (La canzone di Marta) del catalano Guillem Clua viene riproposta dopo il recente debutto estivo nella traduzione di Martina Vannucci e l’adattamento Pino Tierno, per la regia di Francesco Randazzo, con Lucia Sardo e Luigi Tabita. ( coprodotto con Associazione Teatro Biondo Stabile di Palermo). Tocca poi all’umorismo british di “Apologia”, commedia dell’anglo-greco Alexi Kaye Campbell; la traduzione è di Monica Capuani, la regia di Andrea Chiodi, in scena Elisabetta Pozzi con Giovanni Franzoni, Emiliano Masala, Christian La Rosa, Francesca Porrini, Laura Palmeri (coprodotto con  CTB Centro Teatrale Bresciano).

Spettacoli ospiti

Si comincia dalle trasposizioni di opere della narrativa universale: “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov; la drammaturgia è di Letizia Russo, la regia di Andrea Baracco; interpreti principali Michele Riondino, Anna Maria Guarnieri, Federica Rosellini (produzione Teatro Stabile dell’Umbria). Dal romanzo di Aldo Palazzeschi è tratto a sua volta “Sorelle Materassi, libero adattamento di Ugo Chiti, regia di Geppy Gleijeses, mentre Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati danno vita al vivace trio di zie, turbate e sfruttate da un nipote bello e spregiudicato (produzione Gitiesse Artisti Riuniti in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi). Anche “I Miserabili di Victor Hugo rivivono sulla scena nell’adattamento teatrale di Luca Doninelli, per la regia di Franco Però. Franco Branciaroli è il mattatore nel ruolo del generoso galeotto Jean Valjean (produzione CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati). Anche il capolavoro di Choderlos de Laclos, “Le relazioni pericolose”, approda in scena grazie al progetto e all’elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso, che affrontano anche i ruoli principali insieme a Gaetano Colella; la regia è della stessa Bucci con la collaborazione di Sgrosso (produzione CTB Centro Teatrale Bresciano). Si prosegue con “Il gabbiano di Anton Cechov, versione italiana di Danilo Macrì, regia Marco Sciaccaluga con Alice Arcuri, Elisabetta Pozzi, Stefano Santospago, Francesco Sferrazza Papa e Federico Vanni (produzione Teatro Stabile di Genova).

Spiccano inoltre testi di nuova drammaturgia. “Il Padre è una commedia delicata e ironica scritta nel 2012 da Florian Zeller; Piero Maccarinelli dirige Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere, (produzione Goldenart Production).

Una storia di riscatto, un’altra, è “La Classe di Vincenzo Manna, regia di Giuseppe Marini, con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido: disagio e criminalità sono all’ordine del giorno in una periferia che accoglie il sinistro campo profughi “Zoo” e un Istituto professionale che è specchio del degrado (produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, Goldenart Production, Società per Attori).

Fuori abbonamento

Ritorna a grande richiesta “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, con Michele Placido, regista e interprete. In scena pure Guia Jelo (la madre), Dajana Roncione (la figliastra) e un cast di attori tutti siciliani. (produzione Teatro Stabile di Catania, Goldenart Production).

Studio per “Carne da macello” è un progetto teatrale sul femminicidio, scritto e diretto da Valentina Ferrante e Micaela De Grandi (produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Banned Theatre). Li buffoni” è tratto da un canovaccio del ’600 di Margherita Costa; il regista Nanni Garella prosegue così il suo lavoro con gli attori “basagliani” di Arte e Salute, confrontandosi con la Commedia dell’Arte, (produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Arte e Salute onlus).

scintille7

 

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