Si è aperta, nell’auditorium dei Benedettini, la IV edizione della Conferenza “Alfred Rittmann”, che ormai dal 2009 costituisce il momento di confronto scientifico più rilevante su scala nazionale per tutta la comunità vulcanologica e che è dedicata al vulcanologo svizzero che negli anni ’60 operò anche a Catania, dove è stato professore di Vulcanologia e direttore dell’Istituto Vulcanologico universitario. Finiranno sotto la lente di ingrandimento di studiosi e ricercatori le tematiche scientifiche di ambito vulcanologico, favorendo in questo modo un approccio alla discussione multidisciplinare. Promossa dall’Associazione italiana di Vulcanologia, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall’Università, dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali (Dipbiogeo) e patrocinato dalla Società Geologica Italiana, dalla International Association of Volcanology and Chemistry of Earth Interior e dal Parco dell’Etna, la conferenza è stata introdotta dal presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia Guido Giordano ed è stata aperta dal rettore Francesco Priolo, dal direttore del dipartimento di Scienze umanistiche Marina Paino, dal direttore del Dipbiogeo Gianpietro Giusso Del Galdo, dal presidente dell’Ingv Carlo Doglioni, dal direttore della Struttura Vulcani dell’Ingv Augusto Neri, dal direttore della Sezione Osservatorio Etneo dell’Ingv Stefano Branca e dal dott. Salvatore Caffo del Parco dell’Etna.stampa

“ L’Etna rappresenta anche dal punto di vista biologico un laboratorio, un luogo unico al mondo dove è possibile studiare l’interazione tra piante e attività vulcanica. Tutto ciò che si manifesta a livello vulcanologico ha, infatti, una evidente ripercussione sul mondo dei vegetali”, ha sottolineato Giusso Del Galdo –

Tra i componenti del comitato organizzatore c’è anche un docente dell’Ateneo catanese, Marco Viccaro, associato di Geochimica e Vulcanologia. “La conferenza – ha spiegato – si articolerà in 15 sessioni che abbracciano tutto lo spettro delle discipline che rientrano nell’ambito vulcanologico. Si chiuderà sabato con un’escursione lungo il percorso della colata lavica del 1669. Assume una rilevanza perché può essere considerata una casa comune per tutta la vulcanologia italiana. Si parlerà soprattutto di rischio e di come l’attività vulcanica può impattare sulla società e, in particolare, su zone altamente abitate come la nostra o quella dei Campi Flegrei”. Nel corso dei tre giorni, infatti, si svolgeranno anche due plenary lectures tenute da Mauro Rosi (Università di Pisa) su “Monitoraggio scientifico e monitoraggio operativo: due approcci complementari per la prevenzione del rischio vulcanico” e da Roberto Isaia (INGV – Osservatorio Vesuviano) su “The Campi Flegrei caldera (Southern Italy): an active super-volcano with residents low risk perception”. E’ prevista, infine, una tavola rotonda dal titolo “Orizzonti e sfide per la vulcanologia italiana”. Moderati dalla dott.ssa Rosa Anna Corsaro (INGV OE), interverranno Stefano Branca, Lilli Freda (EPOS ERIC), il professor Giordano,  Fausto Guzzetti (Dipartimento di Protezione Civile), Roberto Sulpizio (Università di Bari).

etnaa

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