Non sicuramente roseo l’orizzonte per centinaia di lavoratori. Lo stato delle vertenze anzi segna sempre rosso.

Il 31 marzo  la società “Qè”,  Call center con sede a Paternò ha avviato la riduzione del personale per 90 unità su 275 lavoratori occupati. “Qè”, che gestisce in subappalto da Transcom la commessa Inps/inail  ed Enel energia, sostiene che il calo è dovuto ad una riduzione del traffico da parte delle committenti.

Circa 70 dei 90 esuberi sono sulla commessa INPS.

Oggi si è svolto un incontro in sede di Direzione territoriale del lavoro, come prevede la procedura, con un rinvio a giorno 5 maggio per verificare la percorribilità dei contratti di solidarietà per i lavoratori coinvolti. Spiegano Davide Foti, segretario SLC CGIL, e Gianluca Patanè responsabile provinciale settore Telecomunicazioni:  “Stiamo cercando responsabilmente di garantire tutti i lavoratori del  call center Qè proponendo l’uso  dei contratti di solidarietà. Prendiamo atto della disponibilità  aziendale rispetto alle proposte sindacali ma riteniamo vergognosa la posizione delle committenti Enel Energia, e soprattutto quella di Transcom, di tagliare verso il basso i volumi di traffico a danno della Qè e dei suoi lavoratori, creando così un esubero di 70 lavoratori solo su commessa Inps. Non accetteremo senza lottare i licenziamenti”.

Altra vertenza dolorosa riguarda le Acciaierie di Sicilia del gruppo “Alfa acciai”, l’unica presente nell’Isola, che ha visto diminuire in maniera drastica le consegne di rottame. Solo a Catania i lavoratori sono trecento. Lo segnalano la Cgil e la FIOM Cgil di Catania aggiungendo, però, che al calo delle consegne potrebbero essere collegate le vicende del porto di Augusta che sono passate all’attenzione della cronaca per una fitta rete di presunti interessi e coperture, con annesse condizioni di favore e pontili dati in concessione.

Per Cgil e FIOM, in parole povere, l’ inquietante vicenda che ha coinvolto la gestione del Porto di Augusta fa nascere nuove e legittime domande da porre alle Istituzioni preposte al controllo delle attività portuali. “L’autorità portuale di Augusta ha concesso delle aree portuali, che per destinazione e definizione di legge, dovrebbero  servire per lo stoccaggio e movimentazione merce in attesa di imbarco e/o sbarco. – sostengono-  Invece in quel porto, le stesse aree risultano essere diventate una piattaforma logistica per il deposito e il trattamento di rifiuti ferrosi, che giacciono per periodi infiniti e che sarebbero destinati successivamente all’imbarco. In questo contesto, la Regione tarda ad emanare la fase attuativa del Protocollo Rottame che servirebbe invece a controllare con strumenti adeguati,  l’ intera filiera del rottame”.

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