Si è concluso nella tarda serata di ieri il percorso di perfezionamento con la firma dell’accordo sindacale tra Fim, Fiom, Uilm e le due multinazionali “Micron” e “STM” al ministero dello Sviluppo economico, che ha permesso di mantenere i livelli occupazionali e le professionalità nel territorio di Catania. L’intesa prevede per il 241 lavoratori del sito catanese della “Micron” (nella foto), che chiede, di poter scegliere tra la cessione del contratto di lavoro (ex-articolo 1406 C.C.) in Microelectronics o scegliere l’uscita con incentivo. La “Micron” ha palesato l’intenzione di trattenere 70 lavoratori con precisi profili professionali con il trasferimento in altre sedi, nell’intesa la scelta su questa opzione resta dei lavoratori. Il passaggio dei lavoratori nella nuova sede avverrà per il periodo che va da febbraio a giugno 2019: in questo periodo sono previsti incontri con le organizzazioni sindacali e il monitoraggio dell’accordo. Da parte di “Stm” c’è l’impegno alla formazione dei lavoratori  provenienti da Micron per agevolarne l’inserimento nelle proprie divisioni di prodotto. “L’intesa è stata frutto delle buone relazioni sindacali con la Microelectronica, una realtà – si legge in una nota della Fim Cisl -,  sia fondamentale continuare con gli investimenti ma anche programmare la formazione continua di tutte le professionalità in modo da consolidare la competitività del sito catanese che rimane l’unica grande realtà della microelettronica al Sud”.micron

Sull’intesa interviene anche il segretario provinciale della Cisl, Maurizio Attanasio. «Nell’accordo importante è stato il contributo del sindacato confederale per tutelare i lavoratori, mentre invece lo stesso non può dirsi per quanto avrebbe dovuto fare la politica locale. Ora, occorre non abbassare la guardia e impegnarsi per rendere attrattivo il territorio e mantenere i livelli di occupazione e le opportunità di sviluppo».

«L’abbandono della Micron – avverte Attanasio – deve suonare come un campanello d’allarme per il futuro delle aziende importanti che hanno sede a Catania: le condizioni in cui versa ancora la zona industriale catanese non rendono facili le condizioni di permanenza e di conduzione delle imprese».

«Ecco perché, ancora una volta – conclude il numero uno della Cisl catanese – richiamiamo la necessità di avviare la ZES, la zona economica speciale Catania-Augusta-Siracusa, che potrebbe consentire investimenti sul territorio, defiscalizzando gli oneri, e permettere così di rilanciare l’economia retro portuale e della zona industriale, agganciandosi alle tratte economiche orientali».

 

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