Prime grane per il governo Musumeci. Vincenzo Figuccia (nella foto grande), palermitano eletto con l’Udc ed ex deputato forzista, lascia l’importante, ed impegnativo, assessorato all’Ambiente ed Energia. Lo ha fatto il aperta polemica col presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e le sue posizioni espresse in merito agli alti stipendi dei dirigenti dell’Assemblea. E la polemica è destinata a montare perché davvero le esternazioni del rinfrancato presidente hanno sorpreso un po’ tutti, specie dopo i tagli (meglio chiamarli ritocchi) della scorsa legislatura tanto vituperata. Esternazioni che sicuramente non hanno fatto piacere al presidente Musumeci, il quale però continua a mantenere un profilo basso, come ha spiegato ai giornalisti nell’incontro degli auguri a Catania.figuccia1

Ma vediamo come spiega Figuccia il suo gesto: “oggi più che mai sento di essere un uomo libero e da tale condizione continuo a portare avanti le mie idee, rimanendo fedele al mandato degli elettori che mi hanno votato per tutelare la posizione dei cittadini, di chi soffre, di chi vive una condizione di difficoltà economica e di chi è lontano dai palazzi dorati. La mia maggioranza – prosegue il deputato palermitano che è molto attivo proprio sul sociale – è la gente che ha creduto in un’azione di cambiamento e di discontinuità. Ci sono tante aspettative verso questo governo, che
sono certo non verranno disattese, ma non posso non tenere conto degli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani, consegnano un’immagine inopportuna e distorta e che rendono impossibile la prosecuzione del mandato di assessore all’Energia e ai servizi di pubblica utilità,
conferitomi dal Presidente Musumeci. Si tratta di una decisione maturata dopo profonda e attenta riflessione, ponderata su aspetti di carattere politico e supportata da valutazioni di natura tecnica e personale. Per queste ragioni ho deciso di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni, rimanendo garante e anello di congiunzione fra i cittadini e i luoghi deputati a legiferare per il cambiamento”.

Il giovane e rampante palermitano era stato bacchettato un paio d’ore prima dai capigruppo della maggioranza Alessandro Aricò (Diventerà bellissima), Antonio Catalfamo (Fratelli d’Italia), Margherita La Rocca Ruvolo (Udc, il suo partito)), Giuseppe Milazzo (Forza Italia), Carmelo Pullara (Popolari e autonomisti). “Vorremmo consigliare – si legge nella nota congiunta – all’assessore Figuccia di impegnare le sue energie in modo prevalente se non esclusivo all’attività amministrativa di governo, nei settori delicati che gli sono stati affidati, evitando di alimentare polemiche strumentali su argomenti che non sono all’ordine del giorno dell’Assemblea regionale siciliana”.
“Il tema relativo alla scadenza della vigente delibera del Consiglio di presidenza dell’8 ottobre 2014 – aggiungono – , concernente i tetti retributivi del personale amministrativo dell’Ars, sarà affrontato a tempo dovuto, con la doverosa sensibilità, dallo stesso Consiglio di Presidenza”.
E naturalmente si muovono anche i cinquestellini. A giudizio della deputata nazionale Chiara Di Benedetto, capogruppo in commissione Istruzione, “è un’offesa terribile, per chi soffre in silenzio e non ha mezzi per vivere, l’annuncio del nuovo presidente dell’Assemblea, Gianfranco Miccichè, di raddoppiare gli stipendi da favola dei vertici burocratici della Regione Sicilia. Nemmeno ha occupato la sua poltrona, frutto di un inciucio a cielo aperto, e già Miccichè promette di ricoprire d’oro i responsabili delle sale di comando regionali, tra l’altro d’ufficio, cioè a prescindere da risultati, obiettivi e verifiche di rendimento”.dib2

“Come si fa – prosegue la parlamentare palermitana (nella foto) – ad annunciare dal gennaio prossimo assegni da 400 mila euro annui a personale che già ne guadagna almeno la metà e che certo non dovrà, al contrario di molti siciliani, sperare nella carità parrocchiale, nei voucher natalizi e nell’aiuto, sempre più problematico, di parenti e amici per passare le imminenti feste di Natale?”.

E conclude: “Si tratta di un pugno in pancia alle masse, sempre più abbandonate. Miccichè  non dimentichi che la gestione del bene pubblico deve essere rigorosa, parsimoniosa e nel solo interesse dei cittadini”.

 

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