Giovedì 7 dicembre, debutto al Brancati “Ma non è una cosa seria”,  di Luigi Pirandello. Regia di Romano Bernardi. In scena fino a domenica 7 gennaio. cosaseria

Con Gianmarco Arcadipane, Debora Bernardi, Filippo Brazzaventre, Lorenza Denaro,Evelyn Famà, Maria Iuvara, Camillo Mascolino, Salvo Scuderi, Maria Rita Sgarlato, Riccardo M. Tarci, Sebastiano Tringali, Riccardo Vinciguerra.

 Tra il 1917 e il febbraio 1918, Luigi Pirandello scrive una novella in tre atti “Ma non è una cosa seria” che deriva dalle novelle “La Signora Speranza” (1902) e “Non è una cosa seria” (1910). Rappresentata per la prima volta al teatro Rossini di Livorno, il 22 novembre 1918 dalla Compagnia di Emma Gramatica, fu successivamente pubblicata dall’ editore Treves di Milano nel 1919. La trama si basa sulla stravagante decisione presa da Memmo Speranza di sposarsi per non correre il rischio di sposarsi. Un ossimoro che si basa sullo stratagemma di contrarre un matrimonio apparente, ossia valido solo sul piano giuridico, con Gasparina, proprietaria di una pensione, donna remissiva e soggiogata che vive nel convincimento di non avere nessuna attrattiva per fare innamorare gli uomini.  Memmo, che aveva speso la sua vita comportandosi da don Giovanni, a cuor leggero e allegramente, era sopravvissuto per miracolo ad un ultimo duello con un mancato cognato  e non voleva più correre pericoli di quel tipo.  Motivo per cui decide di ricorrere al singolare espediente, proprio per evitare di correre ulteriori “rischi matrimoniali” con relative complicazioni.  E’ una tipica trovata pirandelliana ma, proprio come tale, non si accontenta soltanto del paradosso. La morale di Pirandello si  svelerà alla fine della commedia: la vita «non è una cosa seria». Ecco perché gli ostacoli che si possono presentare non sempre possono essere superati con la logica e i ragionamenti possono essere ribaltati  dalle cose che, malgrado tutto, accadono.

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