Tempo di raccolta di arance e conseguente aumento della manodopera, ma i datori di lavoro scaricano sui braccianti i mancati ricavi. Il prodotto oggi è venduto a 10-15 centesimi al chilo. Ai lavoratori italiani è corrisposta normalmente una paga di 40/45 Euro per giornata di lavoro. I lavoratori stranieri, impiegati in nero, percepiscono a cottimo circa 50/60 centesimi per “gabbietta” con il risultato che non riescono a percepire non più di 30/35 euro al giorno. La denuncia arriva ancora una volta dal “sindacato di strada” della Federazione lavoratori agroindustria Cgil. Alfio Mannino, segretario della Flai-Cgil di Catania e Pino Mandrà della segreteria,  si sono recati nel centro agricolo di Paternò per raccogliere le testimonianze sulle condizioni di vita dei lavoratori impegnati in queste settimane proprio nella raccolta delle arance.

La buona quantita del prodotto determina, inevitabilmente, un’abbondante richiesta di manodopera, ma la qualità non eccelsa determinata dalla piccola pezzatura fa sì che i datori di lavoro scarichino sui braccianti i mancati ricavi; un fenomeno ancor più preoccupante perché continua a ripetersi nonostante le denunce della Flai ​dei mesi scorsi, e i tanti riflettori accesi sul fenomeno del lavoro nero e del caporalato anche grazie al docufilm “Terranera”. In parole povere,  la situazione registrata oggi dai sindacalisti Flai appare ancora più grave e allarmante degli anni passati.

Dunque: il mercato del lavoro resta in mano ai caporali che continucaporalato2ano ad operare impunemente; per la Flai Cgil di Catania non vi è infatti alcuna forma di contrasto del fenomeno, in considerazione del fatto che nessuno degli organi preposti (Ispettorato del Lavoro, INPS, etc.) ha programmato attività idonee a contrastare il fenomeno. Il basso salario determina una condizione di povertà di migliaia di famiglie, conseguenza di una crisi sociale che rischia di esplodere in qualsiasi momento.

Mannino e Mandrà hanno raccolto diverse testimonianze di lavoratori provenienti dalla Tunisia e dal Marocco (quest’anno presenti in maniera ancora più massiccia degli anni precedenti)  che hanno segnalato le dure condizioni di vita che sono costretti a subire accampati nelle tende. Buona parte dei braccianti dorme sotto il ponte della ferrovia in ​stato di assoluto degrado ​e​  in assenza delle condizioni minime igienico-sanitarie. È stata pure registrata una ​piccola presenza di cittadini rumeni nei ​consueti ​luoghi di ritrovo dei lavoratori, a fronte di una forte presenza della comunità rumena nella raccolta delle arance. Da quel che si è appreso, i lavoratori rumeni si muovono sotto traccia per evitare i controlli e per non entrare in contatto diretto con i lavoratori siciliani.

 

“Per contrastare efficacemente caporalato e lavoro nero – dichiarano congiuntamente Alfio Mannino e il segretario della Cgil di Catania, Giacomo Rota – la Flai e la Cgil ritengono opportuno chiedere un incontro urgente al Prefetto e alle istituzioni preposte, per rappresentare questa situazione non più sostenibile, ma anche per ribadire le richieste che Flai e la Cgil avanzano da tempo contro illegalità e irregolarità nel mercato del lavoro e per dare un’adeguata risposta ai lavoratori del settore”.

​In allegato ​le foto scattate dai sindacalisti Mannino e Mandrà a Paternò, che ritraggono i braccianti nei luoghi dove si radunano per cercare lavoro.

caporalato

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