“Sono stato assolto, con mio figlio Toti, dall’accusa di voto di scambio. Ritengo che la fiducia nella magistratura paghi, una magistratura competente, attenta e limpida. Per preparare le dichiarazioni spontanee che ho sostenuto prima che il giudice si ritirasse in Camera di consiglio non ho dormito per due giorni e ho perso tre chili. Di mezzo in questa storia c’era mio figlio e questo mi ha fatto entrare in una condizione di tensione e apprensione che non ho mai provato. Alla fine ringrazio Iddio”.

E’ stato questo il commento, affidato al suo blog, dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, alla sentenza pronunciata dal presidente Laura Benanti, giudice monocratico davanti al quale è stato celebrato il processo per reato elettorale. Raffaele e il figlio Toti, deputato regionale, sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”.

Era stata richiesta la condanna ad un anno e due mesi per l’ex presidente, oltre a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, e a 10 mesi, invece, per il figlio.

A dare il via all’inchiesta con al centro le elezioni regionali in Sicilia del 2012 sono state le presunte promesse di assunzione di due persone, una delle quali effettivamente avrebbe poi ottenuto il lavoro.

Lombardo (nella foto mentre risponde ai cronisti davanti al Tribunale di via Crispi), poco prima che il giudice si ritirasse in Camera di Consiglio, durata quaranta minuti, aveva fatto dichiarazioni spontanee.

L’accusa sostenuta dai pubblici ministeri Lina Trovato e Rocco Liguori, rilevò il reato di voto di scambio con uno dei personaggì che hanno sempre ruotato, così come lo stesso Lombardo ha sostenuto, attorno alla sfera politica dell’ex presidente: quello di Ernesto Privitera, già consigliere di Circoscrizione della Prima Municipalità, che, nel corso di varie intercettazioni, si sarebbe vantato del sostegno elettorale dato a Raffaele e Toti Lombardo, pretendendo in cambio favori per l’assunzione del cognato, Giuseppe Giuffrida, e del cugino Angelo Marino, il primo poi assunto effettivamente per tre mesi nella società di raccolta rifiuti ‘Oikos’. Sino all’ultimo i pm hanno puntato sulla sinallagma dell’accordo alla base del voto di scambio, cosa che il giudice Benanti,  invece, non ha rilevato. La Procura non ha voluto commentare la sentenza, ma è probabile che ricorrerà in appello.

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