Otto ore di confronto serrato fino all’una e passa di notte. Un dibattito ampio a cui sono intervenuti quasi tutti i deputati della opposizione, molto meno quelli della maggioranza. Alla fine, le mozioni di sfiducia nei confronti del presidente della Regione sono state respinte: 37 i sì e 44 i no.

Dunque, la maggioranza ha retto e Crocetta non se ne tornerà nella sua Gela, l’assemblea non verrà sciolta e i parlamentari, che sono ancora novanta, resteranno ancora per un po’, magari fino a fine legislatura, accomodati fra gli scranni di Sala d’Ercole.

Si è trattato soprattutto di un faccia a faccia spesso dai toni aspri, soprattutto da parte cinquestellina, fra Crocetta e i leader dell’opposizione Falcone, Valentina Zafarana, D’Asero, Cascio.

Da tribuno, e da avvocato qual è, il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone ha aperto le danze: “ Il nostro atto di censura – ha detto fra l’altro – , che abbiamo condiviso interamente, tutti i gruppi di centro destra, di Forza Italia, del Nuovo Centrodestra, della lista Musumeci, del Movimento per l’Autonomia, del PD Cantiere Popolare e del presidente del Gruppo Misto, esteso al Movimento Cinque Stelle che, ancorché presentando un atto diverso, differenziato, comunque, nella sostanza sposa l’intento che è quello di esprimere un giudizio sicuramente non favorevole in questi due anni di attività dell’azione di Governo”.

“Un Governo – ha aggiunti Falcone, snocciolando l’elenco di tutti i settori che a suo avviso non funzionano – che nasceva come il Governo della rivoluzione, il Governo che doveva essere la rottura col passato, una rottura chiara e netta, e un Governo, invece, purtroppo dobbiamo dire, che ha una chiara contiguità politico-amministrativa con le esperienze di governo del passato.  Un Governo che in due anni, in ventiquattro mesi, si è sempre contraddistinto soltanto per annunci roboanti, annunci eclatanti e, poi, alla fine si sono risolti in una mania, sono stati dettati da una mania di grandezza, per la maggior parte dei casi, molto sterile”.

Molto più puntuta la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Valentina Zafarana, secondo cui Crocetta “ha governato come fosse in eterna campagna elettorale, con una serie infinita di proclami sfociati nel nulla, mentre la Formazione moriva, i Comuni rischiano di restare a secco, i consorzi di bonifica vengono abbandonati al loro destino, si saccheggiano le tasche degli agricoltori”.

E ancora : “Presidente, anziché farsi portavoce dei siciliani, che l’avevano votato, ha deciso di fare l’uomo solo al comando, riducendo il Governo a mero Megafono, nomen omen? Forse dovevamo capirlo prima dei suoi roboanti e televisivi annunci. Il nostro impegno oggi, qui, è quello di mettere fine a questo fallimentare percorso perché la cura che lei propone, o che dovrà proporre – perché oggi per rispetto nei confronti di quest’Aula, quel rispetto che recentemente non abbiamo mai visto, ha deciso di non venire qui con i suoi Assessori – è intempestiva e inopportuna. E’ un accanimento terapeutico – ha aggiunto la Zafarana – che può portare benefici solo ai deputati che temono di perdere la poltrona e che oggi siamo sicuri voteranno con una mano sul portafogli. Noi non lo faremo. Alle rinunce, del resto, siamo forgiati. Qui dentro siamo gli unici che rinunciano a gran parte del loro stipendio e i frutti sono arrivati proprio in questi giorni, perché noi abbiamo avviato il microcredito: dieci imprese, le prime dieci imprese hanno avuto, col nostro fondo  di garanzia, il primo accesso al microcredito. Nessuno ci è venuto dietro nonostante i nostri ripetuti appelli; nessuno…”.

Più pacato, come al suo solito, il capogruppo del Nuovo Centrodestra, Nino D’Asero, il quale ha colto il lato positivo di quanto sta accadendo in aula: “Dobbiamo con coerenza e con coraggio dire che abbiamo fatto bene perché comunque la mozione di sfiducia ha portato ad una presa di coscienza di uno stato di fallimento del Governo regionale e questo fallimento il governatore Crocetta ha determinato un azzeramento della Giunta e quindi una presa d’atto, una presa di coscienza di un contesto che sicuramente, così come noi avevamo detto, non era più in condizione di reggere”.

Gli ha fatto eco l’altro leader del Nuovo Centrodestra, Francesco Cascio: “Vedete, il mio intervento è un intervento complicato, in un’atmosfera quasi surreale. Un intervento che viene portato avanti da un esponente di un partito che a Roma collabora con il partito democratico convintamente e che è all’opposizione, invece, di questo Governo della Regione, addirittura patrocinatore di una mozione di sfiducia. Ebbene, la sfiducia oggi ha un carattere surreale perché parliamo di un Governo che non c’è più e quindi ci apprestiamo, se la sfiducia verrà respinta, come temo, ad iniziare una fase nuova. Ma le ragioni che ci hanno portato a sostenere e a sottoscrivere questa mozione di sfiducia, che voteremo – ha precisato Cascio – sono delle ragioni tutte di natura politica, che hanno investito prevalentemente i rapporti interni alla coalizione che ha sostenuto e che sostiene questo Governo della Regione. C’è un vecchio Governo che non esiste più ed un nuovo Governo che si appresta ad insediarsi ed a giurare, per cui noi a livello umano, da siciliani, oggi festeggiamo comunque la caduta di un Governo che qualcuno della sua maggioranza ha definito “Circo Barnum”.

Moderati e col contagocce gli interventi degli esponenti della maggioranza. Quasi defilati i pidiini. E’ invece più volte intervenuto lo stesso Crocetta, che ha così concluso: “Il Centrodestra si vuole accodare ai temi dell’antipolitica? Non ne avrà nessun guadagno né è credibile. E i grillini che strumentalmente vi utilizzano e si fanno utilizzare a loro volta, segnano solo un patto scellerato in cui quelli che sono per confermare le province votano insieme a quelli che vogliono invece mantenerle le province! Anti è facile; pro è un po’ più difficile. Noi siamo pro e abbiamo costruito un’alleanza vera con difficoltà, perché venivamo probabilmente e veniamo da culture diverse che oggi hanno trovato la capacità di avere una sintesi e pongono una accelerazione del processo di trasformazione dell’Isola. Voi lo vorreste interrompere, per nostalgia, per reazione del vecchio sistema di potere. Dietro questa mozione di sfiducia c’è il bambino ma c’è anche qualche altra cosa. E ci sono anche sollecitazioni esterne non meno forti. Accettiamo la sfida e andiamo avanti”.

Ora si volta pagina e si guarda alla nuova giunta, la terza, di questa già travagliata legislatura che ha appena due anni di vita. Annunziato per martedì il confronto in aula sul nuovo governo.

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