Col convegno dal titolo “Global Trigger Tool Methodology” si è conclusa la due giorni sul rischio clinico, che trae lo spunto da una innovativa metodologia sviluppata nel 2009 dall’Institute for Healthcare Improvement di Cambridge, Massachusetts.

Vincenzo Parrinello, responsabile scientifico del progetto, ha spiegato: “Questo percorso, che oggi non vede la sua conclusione, ma un nuovo punto di partenza,  nasce dall’esigenza delle organizzazioni sanitarie che a livello di sistema non sanno dove viene commesso l’errore, per questo fare una mappatura del rischio clinico è difficile. Si tratta di un’analisi retrospettiva su un campione di cartelle cliniche, alla ricerca di trigger tool, ovvero indicatori che porrebbero fare emergere un errore”.

Dal 2015 ad oggi, sono state coinvolte 17 aziende ospedaliere siciliane, 100 unità operative, oltre 300 tra operatori sanitari (medici, infermieri, ostetriche, etc), valutate 6551 cartelle cliniche, scoperti 2743 trigger che hanno dato la conferma di almeno 900 errori. Se il trigger è evidente in caso di ricoveri prolungati in ostetricia, insorgenza di piaghe da decubito o picchi glicemici, ci sono situazioni che non sono state mappate e, per questo, ha annunciato Parrinello: “Entro la fine dell’anno avremo pronto un manuale sui trigger, per illustrare le sindromi che accadono in ospedale. Il trigger di oggi potrebbe essere il danno di domani.”

All’assise, che ha visto la partecipazione di centinaia di medici e operatori sanitari provenienti da tutta la Sicilia, ha presenziato il direttore generale dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, che ha spiegato: “La Sicilia sta mettendo in atto un investimento importante, in termini di tempo e denaro. Bisogna raggiungere la sistematicità, per potere condividere le informazioni all’interno delle strutture. Una sola cosa non possiamo permetterci, non portare avanti le conseguenze delle osservazioni e non condividere la lettura dei dati”.

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