«Dopo 12 anni ho ripreso gli studi universitari: grazie alla comunità in cui risiedo ho ricominciato un percorso riabilitativo che mi ha permesso di tornare a vivere e sperare in un futuro». Simonetta ha 40 anni e un passato problematico che ha superato grazie all’affetto e al sostegno della casa famiglia catanese dove dorme, mangia e studia, seguendo un percorso terapeutico personalizzato. Anche lei era presente a Palazzo Esa  insieme a decine di utenti affetti da disturbo mentale e ai familiari (nella foto) , per raccontare l’esperienza vissuta all’interno delle strutture residenziali presenti sul territorio siciliano. mentale2«Dopo 35 anni passati da un reparto psichiatrico all’altro – continua Luigi – ho finalmente trovato la giusta dimensione in una comunità di Palermo, dove sono attorniato da persone che mi vogliono bene».

In Sicilia la riforma della salute mentale è stata avviata anche grazie alla nascita delle 250 comunità alloggio gestite dalle cooperative sociali, operanti in regime di convenzione con i Comuni: strutture socio-assistenziali che hanno rappresentato un salto epocale nel trattamento del disagio psichico in ottemperanza alla legge regionale 22 dell’86, che ha umanizzato il trattamento ridando dignità ai pazienti e contribuendo al superamento del trattamento all’interno dei manicomi.  Oggi queste stesse realtà rischiano di morire a causa della mancata integrazione nella rete socio-sanitaria della Regione – tra l’altro già in vigore in tutte le regioni d’Italia – prevista inizialmente dall’art. 19 della finanziaria, cassato dal commissario dello Stato.

“I distretti socio-sanitari siciliani, che dovevano utilizzare i trasferimenti dei fondi nazionali – ha spiegato il presidente del Coresam Francesco Lirosi – hanno sprecato l’opportunità di poter realizzare progetti e servizi non utilizzando le somme previste, ben 118 milioni di euro nell’ultimo triennio”.

“Dopo l’emanazione del piano strategico del 2012 – ha sottolineato il presidente comitato  salute mentale Asp Catania Antonella D’Urso, in rappresentanza delle associazioni dei familiari – pensavamo ci fosse una riqualificazione del sistema per rendere più efficaci ed efficienti le pratiche per la salute mentale. Ma tutto questo fin’ora è rimasto solo sulla carta e noi ci troviamo quotidianamente ad affrontare una situazione di disagio che toglie dignità agli utenti, agli operatori e alle famiglie”. Il Coresam, coordinamento regionale Salute mentale, attende adesso risposte concrete e annuncia una protesta a Palermo nelle prossime settimane per denunciare lo stato di emergenza sociale in cui versano i 2500 pazienti coinvolti.

 

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