Nel nostro territorio si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno che rappresentano i 2 terzi del raccolto nazionale. Sono circa 70 mila ettari nella sola Sicilia Orientale dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono stati colpiti dalla Tristeza.

Ma il tempo è scaduto: senza risposte concrete da parte del Governo regionale, le organizzazioni professionali agricole siciliane sono pronte a proclamare lo stato di agitazione, avviando una serie di proteste che coinvolgano tutti comparti del settore agroalimentare. Non hanno dubbi i rappresentati di  “Agrinsieme”, il coordinamento costituito da CIA, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI), Copagri (nella foto) che da Catania ha lanciato l’ultimo appello al Governo della Regione, sottoscrivendo un documento di sintesi sulle questioni di maggiore criticità che vive  il settore agroalimentare. A cominciare, dalla mancata programmazione di interventi strutturali, carenze di infrastrutture, un inadeguato controllo e gestione delle fitopatie, ancora riforma dei consorzi di bonifica, burocratizzazione, gestione AGEA sostegni fiscali alle imprese, tornino al centro dell’agenda politica regionale.

“Servono interventi robusti ed efficaci per superare l’emergenza ed una lungimirante programmazione per far fronte sul piano strutturale alle necessità del sistema agroalimentare del nostro territorio – sostengono rappresentanti di categoria – L’ammodernamento degli impianti produttivi per dare valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e garantire  un adeguato sostegno alle politiche di filiera salvaguardando i redditi e l’occupazione, deve essere il filo conduttore di politiche governative, che nell’ambito di una non più rinviabile attuazione del riconoscimento delle condizioni di Insularità della Sicilia, determini scelte di vantaggio sulle politiche fiscali, sui costi di trasporto, sul lavoro, sulla logistica e sulle infrastrutture”.

“Sono necessari – dichiara Giuseppe Di Silvestro, presidente CIA Sicilia Orientale – un piano di rilancio dell’agrumicoltura siciliana e nazionale, che valorizzi le opportunità offerte dal riconoscimento comunitario IGP, aiuti la diversificazione produttiva e l’allargamento del calendario produttivo, affermi la validità dell’innovazione e della ricerca finalizzata al miglioramento delle cultivar e alla conquista dei mercati sia per il prodotto fresco che per il trasformato. Una cabina di regia nazionale per programmare gli interventi necessari finalizzati all’ammodernamento dell’agrumicoltura e un piano finanziario, tale da favorire una vera e diffusa ristrutturazione sia dal punto di vista della difesa contro le fitopatie conosciute (tristeza) che contro le nuove fitopatie nuove (citrus black spot e greening). Anche le colture limonicole segnano il passo e, scontano la presenza delle fitopatie prima fra tutti il Malsecco dei limoni sul quale bisogna intervenire con urgenza”.

“Il comparto cerealicolo sta subendo una notevole pressione dalla concorrenza estera che si riflette su un modesto aumento dei prezzi che non trova riscontro negli aumenti dei costi di produzione sempre più alti – ha aggiunto  Giovanni  Selvaggi, presidente Confagricoltura Catania –  É indispensabile valorizzare i nostri prodotti cerealicoli che subiscono la concorrenza sleale dei paesi terzi che producono a costi enormemente più bassi, con manodopera a basso costo, con prodotti fitosanitari non più ammessi dai regolamenti europei e nazionali”.

“La programmazione degli interventi va fatta in un quadro strategico e di sistema che guardi alla produzione, trasformazione, mercato, ricerca, innovazione, aggregazione, sostenibilità ambientale e territorio – Salvatore Corrado  Marino per Alleanza delle Cooperative (Lega confcooperative e AGCI) –servono politiche adeguate, per l’innovazione e per la competitività, dirette a favorire la ripresa economica delle imprese agricole, fondamentale anche il capitolo delle infrastrutture materiali e immateriali, , strategiche per lo sviluppo agroalimentare, soprattutto nella nostra isola e a partire dalle aree rurali, dove il sistema sconta arretratezze e inefficienze”.

E ancora, il nodo dei consorzi di Bonifica è stato affrontato dal responsabile regionale Cia Giosuè Catania, “Lo stato di emergenza nel settore idrico e le gravi responsabilità storiche sia nella gestione della bonifica in Sicilia che nei mancati interventi strutturali, conferma la necessità di interventi indifferibili in un tutt’unocon  la rtanto atesa  riforma sul riordino dei Consorzi di Bonifica, compreso  un intervento immediato  per respingere  l’aumento spropositato e ingiustificato dei  Ruoli Consortili”.

E infine la burocrazia, “un fardello eccessivo per le aziende agricole – sostiene Graziano Scardino, referente regionale AGEA – che pesa quasi come le calamità naturali sia in termini di costi che in termini di tempo sottratto alla gestione dell’impresa. AGEA, per esempio è un carrozzone politico che sta strozzando le imprese agricole. Basti pensare ai mancati pagamenti delle misure a superficie del PSR che dopo quattro anni sono ancora bloccati presso AGEA a causa di anomalie informatiche o di controlli automatizzati”.

agricoli

 

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