Riflettori nazionali puntati oggi sull’ottantottesima assemblea squinzi2dell’Associazione degli Industriali di Catania. E’ venuto il presidente nazionale di Confindustria Sergio Squinzi (foto d’apertura) , ed il suo intervento era particolarmente atteso in questa fase che vede pallidi riflessi di recupero dell’industria ma crollo dei consumi e dei redditi, mentre la trattativa tra l’”Alitalia” e l’araba “Ethiad” che però potrebbe costare la testa (si dice “esuberi”) di ben 2.200 dipendenti altamente specializzati.

Dunque, Squinzi, col suo modo secco e burbero, ha detto a Catania che “tornare a crescere e creare nuova occupazione sono le nostre priorità assolute. È l’unica via per rispondere a una produzione industriale caduta del 5% annuo, alla retrocessione di tre posizioni nella graduatoria mondiale dei paesi più industrializzati, dal 5° all’8° posto, e a un Pil diminuito del 9%, con le conseguenze che purtroppo conosciamo sull’occupazione e le condizioni di vita delle famiglie italiane”.

Confindustria sarà concentrata – ha aggiunto – con una azione forte,  al rilancio del settore manifatturiero perché, come non mi stanco di ripetere, l’industria è il motore della crescita. L’industria rappresenta un grande bacino occupazionale, svolge gran parte dell’attività di ricerca privata e di innovazione e attrae talenti e risorse umane altamente qualificate”.

Per occorre una nuova politica industriale. Ma come si fa ? “Purtroppo il livello del prelievo sulle imprese sfiora il 70% e la regolamentazione fiscale è tanto complessa da generare instabilità e sconsigliare gli investimenti, a partire da quelli esteri. Aggiungo una giustizia tributaria dagli esiti sempre imprevedibili, che arrivano a comprimere anche il diritto di difesa del contribuente”.

Va fatto un sforzo ulteriore – ha insistito Squinzi – , con politiche industriali mirate allo sviluppo, che favoriscano gli investimenti per accrescere la produttività, per fare più ricerca e innovazione, per potenziare la nostra presa sul mercato, per aumentate il valore aggiunto delle nostre produzioni”.

Il manifatturiero avanzato; le tecnologie abilitanti; i bioprodotti; i trasporti sostenibili; le reti intelligenti; l’edilizia sostenibile: questi sono i “driver” di sviluppo individuati dalla Commissione e su questi intende incanalare le risorse messe a disposizione attraverso i fondi di Horizon 2020 e i fondi strutturali.

Nel merito le intenzioni del Governo vengono giudicate positivamente, se la scelta annunciata è di misure che facciano emergere le competenze del nostro manifatturiero, che puntino a valorizzare i nostri assetti strategici e le vocazioni naturali del nostro paese, in cui sono racchiuse grandi potenzialità di crescita.

Tra queste primaria importanza va data alle infrastrutture di trasporto e al settore della logistica.

Da parte sua il presidente di Assindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di bonaccorsiiReburdone (nella foto), nella sua relazione annuale, ha balenato squarci di ottimismo: “Oggi, è l’ora di abbandonare ogni scetticismo: l’attuale Governo, forte del chiaro mandato elettorale, ha la grande occasione per guidare finalmente la realizzazione di un progetto politico ed economico per un’Unione Europea non più austera ma riformista. Se non si condivide questo percorso il rischio è quello di un’Europa a due se non a tre velocità, nella quale noi siamo pericolosamente candidati a viaggiare con le ridotte. Concordo con la necessità di concretizzare nuovi e più adeguati interventi a sostegno dell’ammodernamento del nostro Paese, attraverso riforme finalizzate alla semplificazione burocratica, alla riduzione della spesa pubblica ed all’attivazione di più efficienti strumenti per combattere la disoccupazione, specie quella giovanile, favorire l’occupazione ed avviare una significativa crescita della nostra economia”.

 

Bonaccorsi ha ribadito uno dei suoi cavalli di battaglia: “Non smetteremo mai di segnalare le lentezze del sistema burocratico, i costi nascosti della corruzione, anche tra privati, e dell’illegalità, le carenze delle infrastrutture e dei servizi, che pesano così tanto sulla ripartenza delle imprese del territorio. A titolo di esempio, il mancato pagamento dei debiti da parte delle Pubbliche amministrazioni, nonostante i richiami e i solleciti anche da noi effettuati, ha innescato un meccanismo pernicioso di ritardi che, riversandosi anche sui crediti commerciali, ha ulteriormente aggravato le difficoltà delle imprese e acutizzato i rapporti con il sistema bancario. “Servono soluzioni urgenti  ed efficaci”.

 

 

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