«Frasi come Rimandiamoli a casa loro, aiutiamoli nel loro paese, che ci vengono a fare qui? Per rispondere a chi fa affermazioni del genere, voglio raccontare questa storia. Mi aiuta a non voltare la testa dall’altra parte. Mi metto in cammino con Haifa e dopo non sarò più la stessa». Parola di Ottavia Piccolo (nella foto), che nello spettacolo “Occident Express” si mise in fuga con la nipotina di 4 anni, percorrendo 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta rotta dei Balcani. Una storia vera che il talento drammatico di Stefano Massini ha fatto diventare monito di teatro civile, condensato in un monologo che il compositore Enrico Fink e Ottavia Piccolo hanno portato sul palcoscenico, trasformandolo in un suggestivo, struggente melologo. La recitazione si fonde con le musiche create da Fink ed eseguite dall’Orchestra Multietnica di Arezzo. Lo stesso Fink, al flauto, dirige l’ensemble formato da Gianni Micheli (clarinetti e fisarmonica), Massimo Ferri (oud, cümbüs, bouzouki, chitarra), Luca Roccia Baldini (basso e contrabbasso), Mariel Tahiraj (violino), Leidy Natalia Orozco (viola), Maria Clara Verdelli (violoncello), Massimiliano Dragoni (salterio e percussioni). Il disegno luci è di Alfredo Piras. Lo spettacolo sarà ospite del Teatro Stabile di Catania dal 10 al 15 aprile alla Sala Verga.

 “Occident Express” è dunque l’incredibile storia di Haifa, la cronaca di un viaggio, il diario di una fuga, l’istantanea su un inferno a cielo aperto. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino. Un racconto spietato fra parole e musica, senza un solo attimo di sosta: la terribile corsa per la sopravvivenza. La colonna sonora suonata dal vivo dall’Orchestra Multietnica di Arezzo contribuisce a raccontare i mille luoghi attraversati dalla protagonista nel suo viaggio; la fantasmagoria di ambienti, climi, spazi diversi.

Racconta Stefano Massini: «Come nei grandi cicli epici, anche in questa storia si guarda più volte in faccia la morte, al punto da imparare perfino a conoscerla, trovando nei suoi agguati la cifra – segreta eppure esplicita – della bestialità umana. Dalla storia di Haifa Ghemal ho tratto quindi questo racconto, trattando la realtà dei fatti come un terreno fertile da cui far sorgere la pianta verde di un’epica moderna. Come i cantastorie di un tempo, ho usato la cronaca per costruirvi sopra un edificio, affinché una piccola storia divenga il paradigma di un’epoca intera.

La mitologia è questo, in fondo. E il viaggio di Haifa si aggiunge, credo, a quella lista di miti davanti a cui ogni Omero chinerebbe la testa: sono leggende già pronte, impossibile non dargli forma scritta».

Occident

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