“Oratorio di Resurrezione”. Novità assoluta di Renato Pennisi. Sala “Magma” di via Adua 3. Venerdì 27 e sabato 28, ore 21. Domenica 29, ora 18.

Regia e impianto scenico di Salvo Nicotra; aiuto regia e costumi di Antonio Caruso; consulenza e direzione musicale di Salvo Disca.nic

Con (in ordine alfabetico): Antonio Caruso;  Francesca Fichera;  Antonio Starrantino; Sabrina Tellico.
Direttore di scena: Orazio Indelicato; Collaborazione organizzativa: Alfio Guzzetta; Servizio stampa: Roman H. Clarke.

In collaborazione con la Coop. LA TERRA DEL SOLE e l’associazione TERRE FORTI

 

Renato Pennisi, catanese del 1957, avvocato, è autore di libri di poesia, di poesia siciliana , e di romanzi .
Scrive sulle pagine del quotidiano “La Sicilia”, e dirige la Rivista di Letteratura “La Terrazza”.

Nota dell’autore

Iniziato agli inizi degli anni Ottanta (il primo testo composto è il Canto di Maddalena, nello schema metrico della canzone petrarchesca), mille volte ripreso e poi abbandonato per altri progetti, l’”Oratorio di Resurrezione” è ancora oggi, almeno nelle intenzioni dell’autore, un testo incompleto, in progress. Parlandone, Renato Pennisi lo definisce un testo faticoso, affrontato con una lentezza che ha davvero pochi confronti, ma inevitabile nel senso che è un progetto insopprimibile, una necessità della sua scrittura.
Di rado l’autore, in occasione di pubbliche letture, ha proposto qualche pagina dell’Oratorio, in particolare la sequenza di Simone di Cirene, sfidando il giudizio, e la conseguente censura, di una possibile inattualità del testo. In realtà, l’approccio è assolutamente laico, con ogni creatura rappresentata che si para debole e coraggiosa di fronte agli eventi, smarrita di fronte al vertiginoso processo della creazione, alla sua smisurata bellezza, e all’inevitabile distruzione che ne consegue. La pietà, la gioia dello stare insieme, come nel dialogo I due di Emmaus, il condividere luce e morte giustificano da soli il nostro passaggio in questo Universo. Sono questi gli elementi portanti dell’Oratorio di Resurrezione, voluto e portato in scena, a proposito di amicizia, da Salvo Nicotra che di Renato Pennisi è amico da sempre.

Nota di regia.

Che l’uomo abbia sempre cercato il superamento dei propri limiti è acclarato; che nel corso dei millenni si sia inoltrato sino all’estremo dell’esistenza nel tentativo di superarne il confine è cosa comune alle religioni e alle filosofie; che l’avvento di Cristo – con la sua resurrezione, punto centrale – abbia introdotto elementi di novità e provocato le riflessioni umane nei millenni successivi è notorio.
Né la poesia (e il teatro) potevano rimanerne estranei; infatti, non ne sono mai rimasti.
Renato Pennisi, nell’accostarsi all’avvenimento che ha marcato la storia, sceglie l’apparente umiltà dell’uomo comune, quello che, nel vivere il proprio quotidiano, si interroga sui misteri che riguardano la sfera individuale e collettiva. Apparente (l’umiltà) perché scegliendo lo strumento della poesia – aggiungo: come sa fare lui – la dimensione della “domanda” trascende già in partenza l’usuale.

Non è la prima volta che in teatro mi inerpico sugli impervi sentieri della poesia (Santo Calì è il mio vate e la mia “vittima” prediletta) ma è la prima volta in cui è affrontato di petto il tema dei temi con le sue molteplici implicazioni. Nel titolo del testo, messomi a disposizione generosamente dall’autore, c’è il più importante condizionamento: si tratta di un oratorio, una preghiera, laica (?) quanto si vuole, ma pur sempre preghiera.
Nel trasferire il testo sulla scena è stato avviato un cammino evolutivo (da laboratorio), scegliendo di non avvalerci – sarebbe stato possibile – delle tecniche della Sacra rappresentazione, pur tenendole presenti; né abbiamo voluto realizzare un Oratorio “sic et simpliciter”, cioè con i leggii, parti corali cantate, ecc.
Si è cercato, invece, di compilare una messa in scena che tenesse conto delle peculiarità dello spazio in cui nasce (la Sala Magma) e che, pur contenendo richiami a quelle metodiche (ma anche a quelle della teatro antico a cui il testo in qualche modo rimanda), complessivamente provasse ad assimilarle in un qualcosa di originale, con il fondamentale apporto di tutte le sensibilità presenti nell’organico, dalle attrici agli attori, dal responsabile della parte musicali al direttore di scena. E – come ogni attività di laboratorio che si accosta al rito – non si può escludere che possa essere suscettibile di successivi sviluppi.

Infine, non posso che confermare quanto scritto in una recente occasione per lo spettacolo di un amico: il mistero rimane avvolto nel fascino che gli è proprio, risultando – al termine di ogni tentativo di penetrarlo e superarne gli invalicabili confini – l’unica realtà possibile. Il mistero è la risposta a se stesso; accettarlo come tale è fare “un passo avanti”.
Salvo Nicotra

tellico

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