Un tormento lungo 11 anni, una sofferenza fatta di ricatti, minacce e ritorsioni. Per un errore di partenza: essersi azzardato ad aver chiesto un prestito ad alcuni esponenti dello storico clan malavitoso dei Piacenti, meglio noti come i “Ceusi”.

Una cifra rilevante: ben duecentomila euro, ricevuta nel 2005 da Rosario Piacenti e dalla madre Salvatrice Viola (nelle foto e nell’immagine grande all’uscita dalla Squadra mobile).piacentisaroviola

Ebbene, per “restituire” lo sciagurato prestito ha dovuto rimborsare somme di danaro a titolo di interessi oscillanti tra il 5% ed il 10% mensili, per un importo totale di circa 600 mila euro. L’accordo usuraio prevedeva il pagamento di interessi mensili costanti sino al momento della restituzione della somma capitale in una o più rate. In conclusione, la vittima avrebbe dovuto versare la somma mensile di € 11.200 (€ 134.400 annui). Una cifra enorme e sproporzionata da qualsiasi punto di vista si veda.

I due indagati sono rispettivamente figlio ed ex moglie di Giovanni, di 69 anni, inteso “l’elegante”, pregiudicato in atto detenuto, esponente di vertice dell’omonimo clan mafioso radicato nel rione cittadino di Picanello.

Le indagini – anche di carattere tecnico – coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia e delegate alla Squadra Mobile, sono scattate a seguito delle dichiarazioni rilasciate da un imprenditore, dapprima nel settore della ristorazione e gestione di sale da ballo, successivamente nel settore cinematografico, divenuto testimone di giustizia, il quale a far data  dall’aprile del 2014 ha denunziato di essere oggetto di  fatti di usura ed estorsione.

Ora la Polizia ha dato esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale nei confronti di Rosario Piacenti, di 51 anni, Salvatrice Viola, di 66, Sebastiano Mazzei, di 44, in atto detenuto per altra causa; Franco Raciti, di 49, Lucio Stella, di 41 e Sebastiano D’Antona di 44, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione aggravata.

Il produttore cinematografico, nel 2007, preso dalla disperazione per gli interessi usurai maturati, si rivolse a Raciti, noto esponente dell’organizzazione Mazzei – “Carcagnusi” allo scopo di mediare nella situazione debitoria. Addirittura peggiorando la sua situazione. Infatti da quel momento l’imprenditore è stato “assorbito” da questa organizzazione mafiosa e costretto al pagamento di altre somme. Nello stesso 2007, a titolo di “protezione” e “messa in regola”, quale titolare di un club- ristorante fu costretto a versare la somma di 500 euro mensili.

A Mazzei, Raciti e Stella è contestata un’estorsione aggravata, commessa dal 2009 al 2014, perché costringevano l’imprenditore a versare, a titolo di protezione, in più occasioni, somme di danaro per diverse centinaia di euro e promettere la somma di euro cinquemila euro da versare al momento dell’uscita dell’ultimo film prodotto.

Per  Raciti, altra estorsione aggravata, commessa nei primi mesi del 2007, avendo costretto la vittima a versare la somma di cinquecento euro al fine di rientrare in possesso di un motoveicolo BMW R 1200 oggetto di furto avvenuto pochi giorni prima.

viola2

 

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